Lorenzo Lotto: un artista itinerante del Rinascimento veneziano a Bergamo
- FRIDA MONTEFUSCO

- 3 giorni fa
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un pittore veneziano del Rinascimento, una città lombarda e la ricerca di una propria identità di artista
Lorenzo Lotto nacque a Venezia, in una città di mercanti e crocevia di culture. Della sua giovinezza non ci è giunta alcuna testimonianza certa, ma le sue prime opere parlano per lui: rivelano che ha osservato da vicino i maestri Giovanni Bellini e Alvise Vivarini, frequentandone le botteghe e rubando i segreti del colore e della forma.

Si dice che il vescovo Bernardo Rossi, uomo colto e protettore delle arti, ne avesse intuito il talento e lo avesse voluto accanto a sé. Fu così che Lorenzo lasciò la laguna per stabilirsi a Treviso, dove nel 1503 è impegnato a dipingere, immerso in un ambiente vivace, di umanisti e letterati. In questa città, accolto e riconosciuto, Lotto, giovane pittore, inizia a dare voce alla propria visione: ritratti intensi, pale d’altare, piccole tele di devozione privata che già rivelavano un’anima inquieta e profonda.
La vicinanza con Venezia gli permetteva, comunque, di restare aggiornato sulle mode e sulle novità artistiche, ma anche di incontrare spiriti affini. Si racconta che tra questi vi fosse Albrecht Dürer, il grande maestro tedesco, la cui precisione e forza incisiva lasciarono un segno indelebile nella pittura di Lotto. In particolare è visibile nella Pala 1506: La Vergine assunta tra i Santi Antonio abate e Ludovico da Tolosa, per la confraternita dei Battuti di Asolo.

Nel dipinto, la presenza dei due santi ai lati — sant’Antonio abate a sinistra e san Ludovico di Tolosa a destra — entrambi immersi in una visione estatica, unita all’assenza degli Apostoli, conferisce alla scena un carattere più vicino a un’“apparizione” che a una tradizionale rappresentazione dell’Assunzione. L’opera pare sia stata voluta dalla confraternita dei Battuti, che nel Duomo di Treviso, possedeva un altare dedicato a sant’Antonio abate. Alcuni studiosi hanno riconosciuto nel volto della Vergine i tratti di Caterina Cornaro, regina di Cipro e figura di grande prestigio nel panorama veneto.
Lotto dimostra in quest’opera una straordinaria attenzione ai dettagli naturalistici e al paesaggio, reso con precisione quasi scientifica. L’alloro, il cipresso e la quercia, disposti alle spalle dei protagonisti, insieme a piante medicinali come la primula, il verbasco, la polmonaria e la piantaggine, non sono semplici elementi decorativi: essi richiamano il ruolo dei santi protettori contro le malattie, sottolineando il legame con la confraternita che gestiva l’ospedale cittadino.
Infine, la scelta di rappresentare la Madonna assunta non è casuale, perché si collega direttamente alla titolazione del Duomo, dedicato proprio all’Assunta, rafforzando così il significato religioso e simbolico dell’intera composizione.
In quello stesso anno, i domenicani di Recanati — custodi della chiesa più importante della prospera cittadina, centro vivace di commerci e cultura — affidarono a Lorenzo Lotto la realizzazione di una prestigiosa pala d’altare.
Il pittore, accettata la commissione, si trasferì nel convento di San Domenico insieme a un suo assistente, trovando lì un ambiente sereno e favorevole al lavoro. Tra le mura del convento, immerso nel silenzio e nella meditazione, Lotto portò a compimento l’imponente opera conquistando la piena approvazione dei frati. Da quel momento, i domenicani gli rimasero accanto, sostenendolo e proteggendolo in molte occasioni, riconoscendo in lui non solo un grande artista, ma anche un uomo di profonda sensibilità spirituale.

Il polittico presenta una struttura complessa e armoniosa: al centro si trova un'opera d'arte sacra, con la struttura a forma arcuata, affiancata da due pannelli minori della stessa sagoma. Nella parte superiore, due riquadri laterali raffigurano Santi, mentre al vertice, l'elemento architettonico e decorativo presenta una forma rettangolare, dove è stata collocata una toccante Pietà.

Lo schema compositivo, presenta un gusto quattrocentesco, che fu probabilmente scelto dai committenti, ma Lorenzo Lotto lo reinterpretò con grande originalità, trasformandolo in una scena unitaria. Nei pannelli inferiori, l’artista immagina che l’intera rappresentazione si svolga sotto un loggiato: al centro una volta a botte cassettonata, ai lati due volte minori, e alle estremità un’apertura che lascia intravedere il paesaggio.
La cornice originaria, oggi perduta, doveva accentuare questa articolazione spaziale, simulando elementi architettonici che si fondevano con quelli dipinti, creando un effetto di continuità tra realtà e rappresentazione. Le nicchie sullo sfondo, ornate da calotte con mosaici di gusto bizantino, richiamano le pale di Giovanni Bellini, mentre il pavimento a scacchi rimanda alla cultura prospettica del Quattrocento, testimoniando la profonda conoscenza e la raffinata sensibilità di Lotto verso la tradizione veneziana.

Un'esempio di Pala realizzata da Giovanni Bellini, è la pala di Giobbe, datata 1478.
Ispirata alla Pala di San Cassiano di Antonello da Messina, quest’opera segna una svolta nella pittura veneziana: è infatti la prima pala d’altare ambientata all’interno di una chiesa, e non davanti a un paesaggio. La scena rappresenta una sacra conversazione tra la Madonna, il Bambino e alcuni santi, raccolti in un’atmosfera di silenziosa armonia. La Vergine siede su un alto trono di marmo, avvolta in un manto bianco e blu che ne esalta la purezza e la regalità. Con la mano sinistra sollevata, compie un gesto lieve, che sembra più un segno di accoglienza che una benedizione, come se invitasse lo spettatore a partecipare alla quiete e alla dolcezza del momento sacro., Ai loro piedi tre angeli suonano strumenti musicali, si dispongono in perfetta simmetria sei santi, tre per lato. A sinistra si riconoscono san Francesco, san Giovanni Battista e san Giobbe; a destra san Domenico, san Sebastiano e san Ludovico di Tolosa. Le figure dei santi, per la loro forza e compostezza, divennero un modello per molti artisti successivi. L’elemento più sorprendente è la volta a cassettoni, che introduce lo spettatore nella scena con un effetto prospettico di grande profondità. I pilastri laterali riprendono quelli reali dell’altare, creando un dialogo diretto tra lo spazio dipinto e quello architettonico. Sullo sfondo, una nicchia profonda e ombrosa si apre sotto una calotta decorata da mosaici dorati, nel più autentico stile veneziano.
Itinerario dedicato a Lorenzo Lotto a Bergamo
L’itinerario dedicato a Lorenzo Lotto, il grande maestro veneziano attivo a Bergamo tra il 1513 e il 1525 circa, permette di scoprire alcune delle sue opere più importanti.
Nel cuore di Bergamo, custodita tra le mura della chiesa dei santi Bartolomeo e Stefano, è possibile ammirare il primo capolavoro realizzato a Bergamo da Lorenzo Lotto: la Pala Martinengo.

Il committente dell'opera fu Il nobile Alessandro Martinengo Colleoni, mosso da profonda fede e generosità, voleva farne dono ai frati Domenicani, perché splendesse sull'altare maggiore Nel 1561, la chiesa venne abbattuta per far posto alle possenti mura venete che avrebbero protetto la città. La pala, completata nel 1516 e poi – dopo varie traversie- ha trovato infine rifugio nella nuova chiesa dei santi Bartolomeo e Stefano, dove ancora oggi incanta i visitatori, con i suoi colori. Le sue dimensioni sono maestose: 528 centimetri di altezza per 342 centimetri di larghezza. Un gigante di legno e colore, costruito con pazienza certosina: venticinque tavole disposte con venatura orizzontale, incollate con cura e sorrette da un ingegnoso sistema a incastro. Un'opera che non è solo pittura, ma architettura e ingegneria.
Al centro di questa monumentale opera: la sacra conversazione, con la Madonna col Bambino seduta su un trono circondata daLa scena si svolge all'interno di una chiesa in stile rinascimentale, ispirata all'architettura di Bramante. Le figure non sono davanti all'abside ma sono posizionate lungo la navata, tra le colonne, nel punto dove l'ombra incontra la luce. Il soffitto ha una volta a botte decorata con cassettoni e ai lati ci sono file di colonne.
Al centro del soffitto si apre un tamburo circolare (dove normalmente ci sarebbe una cupola), decorato con mosaici degli evangelisti Marco e Giovanni. Questo crea l'illusione che lo spazio continui oltre quello dipinto. Qui la struttura è aperta verso il cielo, da dove entra la luce. Due angeli si affacciano da una balaustra, forse ispirati alla Camera degli Sposi di Mantegna e al Mosè di Raffaello nella Stanza di Eliodoro del 1511. Questi angeli reggono ghirlande e simboli, mentre altri due angeli con vesti azzurre che brillano d'oro volano sopra Maria tenendo la sua corona.

La parte bassa ha una composizione più tradizionale. La Madonna siede su un alto trono con la base decorata con forma di animale: una zampa di leone intagliata che richiama il leone di San Marco, che appare dietro a sinistra, vicino all'evangelista. Dieci santi sono disposti a semicerchio. A sinistra c'è Sant'Alessandro (il santo che dà il nome al committente), ritratto con una splendida armatura lucente piena di riflessi metallici. Nel suo volto probabilmente è stato inserito il ritratto di Alessandro Martinengo stesso. Accanto a lui c'è probabilmente il ritratto di sua moglie Barbara, raffigurata come santa.
Proseguendo lungo l’antico borgo di Sant’Antonio si raggiunge la chiesa di Santo Spirito, ricca di opere rinascimentali, tra cui la pala di Lotto: Pala di Santo Spirito.

Questa pala venne realizzata nel 1521. Il dipinto è ancora nella sua collocazione originale, nella quarta cappella sulla destra, e non è stato modificato dai lavori del Settecento.
Anche qui lo sfondo mostra un paesaggio. Al centro della scena ci sono la Madonna e il Bambino seduti su un trono. Ai lati ci sono quattro santi: Caterina d'Alessandria, Agostino, Sebastiano e Antonio Abate (che come sempre è appoggiato al bastone e ha i piedi incrociati). In basso c'è San Giovannino che gioca con un agnellino e tiene un cartiglio con scritto "Ecce Agnus Dei" (Ecco l'Agnello di Dio).
In questa piccola scena, è ben visibile il senso dell'ironia di Lotto: il bambino abbraccia l'agnellino con tanta energia e forza che sembra quasi soffocargli il belato.
Nel cielo sopra il trono, due putti (angioletti) reggono la corona della Vergine, mentre angeli musicanti volano in un vortice di colori. In alto, tra le nubi, appare la colomba dello Spirito Santo.
Nella piccola chiesa di San Bernardino in Pignolo, si trova un altro capolavoro di Lotto: la Pala di San Bernardino, del 1521.

Lorenzo Lotto rappresenta un’umanità serena e quasi fiabesca, resa con grande delicatezza e fantasia. Dai volti dolci dei personaggi nasce una ricerca attenta dei dettagli: il movimento morbido dei drappi, le pieghe dei tessuti che scivolano leggere, la trasparenza di una palma illuminata dalla luce e avvolta dall’ombra. Ogni gesto è naturale e spontaneo, mai esagerato o teatrale. Tutto appare intimo, semplice, quotidiano, come se l’artista avesse osservato la scena con uno sguardo attento ma leggero, capace di cogliere la grazia di un momento. La Madonna è raffigurata da una giovane donna che guarda verso l’esterno della tela, cioè verso lo spettatore, creando un legame diretto tra il mondo sacro e quello terreno. Questo sguardo invita il fedele a entrare nello spazio sacro, a partecipare spiritualmente alla scena.
Gli angeli, come uccelli docili e indaffarati, muovono le ali contro il drappo che, con l’aiuto di un vento tiepido, hanno fatto gonfiare sopra la testa della Vergine Maria. Sembra quasi di sentire il fruscio rapido delle loro penne: il baldacchino pare una palma che li protegge.
Ai piedi del trono si trova il miracolo dell’angelo scrivano
E poi, sopra le loro teste, ecco gli angeli: non stanno posando immobili come statue celesti, ma si sollevano in volo con urgenza, quasi fretta, dispiegando un telo per riparare la sacra visione dai raggi del sole. È un baldacchino improvvisato, nato dall'istante, senza preparazione né cerimonia.
Questo è il genio di Lorenzo Lotto: farci credere che il divino non abbia bisogno di annunci, di preparativi, di scenografie solenni. Il sacro può irrompere ovunque, in qualsiasi momento – in una piazza, in un vicolo, in una chiesa silenziosa – senza preavviso, senza copione. Basta essere pronti a riconoscerlo quando appare, improvviso e miracoloso come un battito d'ali.
Nella Basilica di Santa Maria Maggiore, in Città Alta, si trovano le splendide tarsie lignee realizzate dall’artista bergamasco Giovanni Francesco Capoferri su disegni di Lotto. Si tratta di trentasei immagini - nate dall’ingegno di Lorenzo Lotto e trasformate ed intarsiate da Giovan Francesco Capoferri, compongono un racconto, che parla all’anima più che agli occhi, enigmi di legno e luce che invitano alla riflessione, alla ricerca di un significato nascosto, a un viaggio interiore dove l’arte diventa meditazione e parola dello spirito.
Le immagini create da Lotto sono state pensate per restare misteriose e difficili da interpretare, così da lasciare spazio a molte letture diverse, anche opposte tra loro.
Con le sue opere, Lotto supera i limiti delle interpretazioni personali e mette in discussione l’idea che esista una sola verità o spiegazione. Per lui, l’immagine deve prima di tutto evocare il mistero, quello che rimanda alla presenza ineffabile di Dio.
Le sue imprese e i suoi geroglifici rappresentano quindi un enigma: l’enigma divino. Questo mistero affascinante ha il potere di attrarre la mente di chi cerca risposte sul senso ultimo dell’esistenza. Infine nella chiesa di San Michele al Pozzo Bianco si possono ammirare gli affreschi realizzati nel 1525, che raccontano le storie della Vergine Maria.
Non vi resta che organizzare una gita alla scoperta di Lotto a Bergamo.











