Artemisia Gentileschi: storia di una pittrice moderna
- FRIDA MONTEFUSCO

- 8 gen 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 19 gen 2025
Una donna pittrice nel Seicento, icona femminista, vittima dei pregiudizi dell'epoca e una storia di coraggio e di speranza.
La storia di una donna moderna vissuta nel Seicento: l’Arte è stata la sua stella polare.
Nelle date che scandiscono le sue vicende, si ripete il numero 7 . Vittima di una violenza e di un processo durato 7 mesi. Ha creato grandi capolavori a tema religioso e mitologico: raffigurava donne capaci di grandi gesti. Le sue tele sono passione e denuncia della condizione femminile nel Seicento.

Artemisia Gentileschi
Il suo incontro con la pittura ha inizio quasi per gioco, come linguaggio per esprimere i sentimenti ed elaborare gli eventi.
Sin da bambina respira l’Arte nella Bottega di suo papà, il famoso Orazio Gentileschi, un artista rinomato nell’ambiente della chiesa e grande amico di Michelangelo Merisi: Il Caravaggio.
Orazio Gentileschi e Michelangelo Merisi
Il papà le insegnò a disegnare, a impastare i colori e a dare lucentezza ai dipinti, mentre dai lavori di Caravaggio trasse ispirazione per la naturalezza dei soggetti.
In quel periodo, alle donne non era permesso frequentare una scuola di pittura o andare a Bottega da un maestro. Solo i maschi potevano aspirare a diventare pittori riconosciuti.
La sua infanzia è stata segnata dalla perdita prematura della mamma e da una vita in casa con 3 fratelli maschi.
Il papà Orazio è sempre stato molto presente, e la Bottega di famiglia era frequentata da Michelangelo.
Artemisia rimase sin da subito ammaliata dalle sue tele, cosi vive e parlanti, che influenzarono la sua tecnica pittorica; nel corso degli anni, venne infatti collocata come pittrice nel gruppo dei pittori della Scuola caravaggesca, in particolare per le sue pennellate che riprendono lo stile del grande Michelangelo Merisi.

Susanna e i Vecchioni 1610, Olio su tela, 170 x 119 cm
SUSANNA E I VECCHIONI
L'opera si trova presso il Pommersfelden, Kunstsammlungen Graf von Schoenborn
E' la prima opera che è stata creata da Artemisia, all'età di appena 17 anni.
Alcuni elementi distintivi dell'opera:
i colori tenui e la linea delle figure sono elementi appresi da suo papà Orazio
i colori giallo-verde, violetto e rosso sono accostamenti presenti anche nelle altre opere di Artemisia
Il contorcimento della figura di Susanna, è un elemento tipico del Manierismo
la scena è chiara e di immediata interpretazione: Susanna è infastidita dai due vecchioni che si sporgono dal muretto.
“È diventata così brava che posso azzardarmi a dire che non ha pari”
(Orazio Gentileschi)
Il numero 7 e gli eventi traumatici
Aveva solo 7 anni quando con suo papà Orazio e Caravaggio, assistette alla decapitazione di una giovane ragazza: Beatrice Cenci; colpevole di aver ucciso suo padre che le avevo fatto violenza.

Il Ritratto di Beatrice Cenci è un dipinto attribuito a Guido Reni (o ai suoi allievi), 1600.
Si trova attualmente presso: Gallerie nazionali d'arte antica, Roma.
Quel giorno rimase indelebile nella memoria della piccola Artemisia, si narra che era una giornata afosa e il sangue sgorgasse a fiumi.
Dopo 10 anni, anche Artemisia subisce una violenza, da parte di un pittore Agostino Tassi che frequentava la casa e la Bottega di suo papà Orazio.
Artemisia dopo un periodo di silenzio, decise di denunciare il fatto, fu vittima ancora una volta, ma dei pregiudizi maschili.
Il processo durò 7 lunghi mesi, che misero a dura prova la forza di Artemisia, lottò per ottenere giustizia, accanto a lei il suo papà, che la sostenne e le diede coraggio; venne sottoposta a molti interrogatori, visite mediche e addirittura ad una dolorosa e pericolosa prova dello schiacciamento dei pollici.
Vincitrice al processo e viaggio a Firenze
Artemisia ottenne giustizia come donna, perché Agostino Tassi venne dichiarato colpevole, ma in quanto uomo non subì una pena esemplare.
Al termine del processo, Orazio organizzò il trasferimento di Artemisia a Firenze, per cambiare ambiente, tuttavia per l'immagine e i costumi del periodo, fu data in sposa ad un pittore mediocre: Pierantonio Stiattesi, amico di suo padre, dal matrimonio nacquero 4 figli ma solo uno riusci a sopravvivere, l'amata figlia Prudenzia.
Per alcuni anni Artemisia e suo padre furono distanti non solo in termini di km ma anche di condivisione familiare, il rapporto divenne conflittuale fino a quando nel 1638 Artemisia, lo raggiunse a Londra per aiutarlo in alcuni lavori di restauro.
Vita da Pituressa a Firenze
Nella nuova vita a Firenze, Artemisia ebbe la possibilità di entrare nell’Accademia del Disegno e divenne amica di Galileo e del nipote di Michelangelo Buonarroti.
Nonostante fosse formalmente sposata, viveva con autonomia e indipendenza. Ricercata dalle prestigiose corti europee per il suo talento artistico, fu in grado di mantenere tutta la famiglia, compreso il marito.
Artemisia a Firenze conobbe anche Francesco Maria Maringhi, suo coetaneo, entrambi avevano 24 anni. Lui proveniva da una ricca e colta famiglia fiorentina.
Artemisia scrisse delle lettere appassionate, che sono state ritrovate, da Francesco Solinas, nell’Archivio di Casa Frescobaldi.
Il critico storico dell’Arte Philip Daverio ha definito la coppia:”sposi segreti”.
Artemisia e Francesco Maria si intendevano alla perfezione, era un vero amore il loro, allietato dalla stessa dedizione per l’arte.
Vissero la loro storia d'amore tra Roma e Napoli, e nel 1635, all’età di 40 anni era una donna emancipata ed autonoma.
La loro storia ha influenzato anche le opere prodotte da Artemisia in quel periodo, Francesco Solinas ha raccolto gli scritti in un libro: Lettere di Artemisia.
Nicolas Lanier: l'amante inglese ed esperto d'arte
Intorno al 1625, Artemisia si trova a Roma ed è li che si incontrano per la prima volta, entrambi vivono per l'arte. Lui è sposato e lei impegnata, tuttavia la loro storia dura fino al 1628, quando Artemisia decide di non seguire Nicolas Lanier a Londra.

Ritratto di Nicholas Lanier, A. van Dych (1628)
Periodo napoletano e i suoi seguaci (1630-1654)
Il trasferimento a Napoli di Artemisia segnò un passaggio importante nella sua pittura, fu proprio in questi anni che nei suoi dipinti prevalgono i colori dell'oro e del blu.
Fu un periodo di intensa attività creativa, centro di vivace cultura e di interesse per le Arti e ricevette attestati di stima dalla nobilità partenopea.
Un importante creazione di quel periodo è San Gennaro nell'Anfiteatro di Pozzuoli.

Il dipinto si trova nella Cattedrale di Pozzuoli.
Il pittore napoletano Massimo Stanzione divenne suo allievo e trasse ispirazione dallo stile della sua maestra.

Il sacrificio di Mosè, Massimo Stanzione, datato 1628- 1630
Il dipinto si trova al Museo di Capodimonte a Napoli.
I sentimenti e la determinazione del femminile in dialogo con scene raffigurate
Raffigurò sempre soggetti biblici, mitologici o coraggiose donne come Susanna e i vecchioni (1610, Pommersfelden, Kunstsammlungen Graf von Schoenborn), Giuditta che decapita Oloferne (1620, Firenze, Galleria degli Uffizi) e Danae (1612, Saint Louis, Saint Louis Art Museum), solo per citarne alcune.
Un particolare avvolge la tela di Giuditta che decapita Oloferne.
Artemisia aveva iniziato l’opera nel 1612, proprio in concomitanza con il processo contro Agostino Tassi.
Giuditta è animata da determinazione e forza durante l'uccisione di Oloferne: il corpulento generale è ubriaco e riverso sul letto, la testa afferrata per la chioma, la spada che affonda nel collo.
Dopo 7 anni esatti, Artemisia decise di riprendere il lavoro e portarlo a termine.
La naturale “virilità” della rappresentazione produsse severe reazioni ed il dipinto venne escluso dall’esposizione privilegiata in Galleria degli Uffizi a Firenze, inoltre a fatica la pittrice, e solo per intervento dell’amico Galileo Galilei, riuscì a farsi corrispondere il compenso che aveva pattuito.
Se siamo riusciti ad incuriosirti, e vuoi ammirare dal vivo le tele di Artemisia in Italia puoi visitare:
nella cattedrale di Pozzuoli ci sono 3 opere visibili in tutto il loro splendore; presso la Galleria Spada, Roma; nel Museo di Capodimonte a Napoli; Palazzo Pitti e alla Galleria Buonarroti a Firenze.
Mostra in corso a Napoli:

Docufilm sulla vita di Artemisia Gentileschi
La vita di Artemisia Gentileschi ha ispirato anche la creazione e diffusione di Docufilm:
sulla piattaforma streaming del Vaticano è visibile il docufilm
Artemisia Gentileschi: la donna che rivoluzionò l’arte.
su Amazon Prime video, Artemisia Gentileschi, Pittrice Guerriera.
Se sei interessato ad approfondire la sua storia, ti consigliamo di leggere questi libri:

























