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Frida Kahlo: la passione per i gioielli precolombiani e la tradizione messicana

Aggiornamento: 15 giu 2025

Frida Kahlo aveva una predilezione per le pietre e i monili precolombiani, in molti dei suoi dipinti sono presenti perle intagliate precolombiane; i gioielli hanno un ruolo centrale e sono nella maggior parte delle rappresentazioni, privi di ornamento e mai eccessivi. Frida accumulava collezioni di perle precolombiane che utilizzava per creare le sue collane, presenti nella maggior parte delle sue tele.

Nel dipinto:Autoritratto con collana del 1933, realizzato durante la sua permanenza a New York, Frida indossa una vistosa collana di perle di giada colombiane.

È  un autoritratto raffinato ed elegante.


Autoritratto con collana, 1933
Autoritratto con collana, 1933

La collana appare a colpo d'occhio pesante, proprio come i suoi ricordi; attraverso gli oggetti tradizionali che rappresentano la sua terra, vuole condividere con il pubblico la sua essenza interiore, i suoi tormenti, ed è proprio questo particolare che fa la differenza.

Lo sfondo è mistico e lattiginoso, cosi da dare risalto alla figura in prima piano.



Autoritratto con treccia, 1941
Autoritratto con treccia, 1941

L'autoritratto con treccia è stato realizzato poco dopo il 2° matrimonio con Diego, si avete capito bene, perché Frida si è sposata ben 2 volte con il suo Diego, ah l'amour fou.

I capelli sono raccolti ed intrecciati con fili di lana, seguendo la tipica acconciatura azteca. Al collo porta una collana messicana, composta da un grosso pezzo tubolare al centro, affiancato da una piccola maschera maschile, da una chiocciola rotta e su ciascun lato, da altri piccoli tubi alternati a pietre di giada.


"Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, e perché sono la persona che conosco meglio"

cosi amava motivare la sua propensione agli autoritratti.

Frida è stata la prima donna artista a fare del suo corpo un manifesto, si focalizzava sulla figura femminile, in tutte le sue peculiarità. Nello stesso tempo era sua ferma intenzione anche diventare un'icona di "messicanità", ed un ruolo centrale in questo processo è legato agli abiti di scena e agli ornamenti, dove non potevano mancare i gioielli, i corsetti e gli abiti tipici dipinti a mano.


Perfino per il suo matrimonio, nel 1929, indossò la camicetta e la gonna di una cameriera di famiglia piuttosto che il più tradizionale abito da sposa bianco.



foto del 1° matrimonio tra Frida e Diego Rivera, 21 agosto 1929
foto del 1° matrimonio tra Frida e Diego Rivera, 21 agosto 1929

Non solo optò per questa moda nuziale inconsueta, ma decise di fissarla per sempre in un dipinto eseguito tre anni dopo, nel dipinto Frida e Diego Rivera”.



Nell’identità messicana che Frida costruì giorno dopo giorno, era importante la rivalutazione del passato indigeno e delle tradizioni folkloriche pre-colombiane,

che lei indossò e dipinse durante tutta la vita: sono famosi il copricapo floreale, il huipil (una blusa dalle forme squadrate) e la lunga gonna; abiti che da una parte la aiutavano a nascondere la disabilità di cui soffriva (per via della poliomielite e poi del gravissimo incidente), dall’altra erano un omaggio “femminista” alle radici della società matriarcale messicana.

Non si trattava di abiti messicani qualunque, ma di quelli delle società matriarcali Tehuantepec, che riproponevano l’immagine di una donna forte ed energica.


I vestiti di Frida non erano solo messicani, sceglieva tessuti esotici provenienti dalla Cina, pizzi europei e coloratissimi filati messicani che poi il sarto assemblava per dare forma alla sua visione originale e personale. Portava inoltre corsetti ortopedici, occhiali da sole e costosi profumi europei, ed era solita dipingersi di rosso le unghie. Un eclettismo che testimonia il clima di apertura internazionale e di effervescenza culturale di Città del Messico.

Quando, nel 1954, morì per un’embolia polmonare, Frida lasciò moltissimi oggetti personali: i gioielli precolombiani regalateli dal marito, abiti, scialli colorati, scarpe, gonne, sottogonne, corsetti. Diego Rivera li chiuse in bauli ammassati nella stanza da bagno della loro casa a Città del Messico, “Casa azul”, oggi il Museo Frida Kahlo. Nel 2004 i bauli furono riaperti, e i 300 reperti inediti catalogati dal Museo ed esposti.





 
 

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