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Fotogiornalismo storico: la fotografia come voce della storia e della coscienza

  • 12 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Il periodo compreso tra la Prima Guerra Mondiale (1914-1918) e la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) rappresenta l'età d'oro del fotogiornalismo. In questi anni, la fotografia giornalistica raggiunse la sua massima espressione come forma d'arte e strumento di comunicazione.

La fotografia di guerra si affermò come un potente mezzo per:

  • Documentare la realtà dei conflitti

  • Sensibilizzare l'opinione pubblica

  • Denunciare le ingiustizie sociali

  • Informare i cittadini sugli eventi mondiali


A differenza delle parole scritte, le immagini fotografiche possiedono un impatto immediato e universale.

La fotografia di guerra aveva e ha tuttora uno straordinario impatto comunicativo e informativo e risulta, dunque, il miglior campo di applicazione del fotogiornalismo: i fotografi del XX secolo raccontano il mondo con i suoi eventi e i suoi conflitti; sempre alla ricerca del “momento decisivo” termine coniato dal fotografo francese Henri Cartier-Bresson (1908-2004) , per descrivere quell'istante perfetto in cui tutti gli elementi di una scena si allineano per creare un'immagine significativa e potente.

I fotoreporter di questo periodo erano veri e propri testimoni della storia. Il loro lavoro consisteva nel documentare eventi storici cruciali. raccontare storie umane all'interno dei conflitti e catturare momenti che altrimenti sarebbero andati perduti. I fotografi crearono un archivio visivo della storia mondiale.

Le fotografie di guerra del XX secolo hanno acquisito un valore che va oltre il loro contesto originale: il fotogiornalismo di guerra rimane uno degli strumenti più efficaci per comprendere la storia e promuovere la consapevolezza sociale, dimostrando che un'immagine può davvero valere più di mille parole.

Si è detto che l’epoca d’oro della fotografia di guerra fu quella a cavallo tra i due conflitti mondiali; la sua nascita, però, risale al secolo precedente e vede in Roger Fenton (1829-69), il suo iniziatore. Fenton fondò nel 1853 la Royal Photographic Society, la prima associazione di fotografia del Regno Unito.


Era solitamente impegnato nei ritratti della famiglia reale, ma nel 1855 ottenne l’incarico di fotografo ufficiale della guerra di Crimea al seguito delle truppe britanniche.

Fenton restò in Crimea dal marzo al giugno del 1855 scattando 360 foto prima di ammalarsi di colera, e ritornare in patria. I suoi scatti ritraevano, le posizioni occupate dalle armate alleate, i loro accampamenti e i loro soldati. Nelle sue foto, non apparivano né morti né feriti, nessuna catastrofe né scene cruente.

Ci si rese immediatamente conto, delle potenzialità dello strumento fotografico e soprattutto del potere di suggestione che avevano le immagini sull’opinione pubblica e finalmente, si aprì la strada ad un fotoreportage di guerra realistico: a partire dalla fine dell’Ottocento e per tutto il Novecento, la fotografia di guerra assunse il compito di documentare la guerra e i suoi effetti, raggiungendo il picco massimo della sua ascesa con gli scatti di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Gerda Taro testimoni dei conflitti che lacerarono il Novecento.

Mario Dondero, fotografo e fotoreporter italiano nel suo libro: Lo scatto umano. Viaggio nel fotogiornalismo da Budapest a New York, fa risalire la storia del fotogiornalismo a partire da Robert Capa.


"Se dovessi raccontare la storia del fotogiornalismo pensando alle città dove è nato, mi verrebbe in mente Budapest, che fu il punto di partenza di grandi fotoreporter come Robert Capa"


Il 22 ottobre 1913 a Budapest, capitale dell'Ungheria, nacque Endre Friedmann. I suoi genitori erano ebrei e appartenevano alla classe media: possedevano una sartoria di abiti eleganti in Ungheria. Endre prenderà il nome di Robert Capa.

La foto che iniziò la carriera fotografica di Endre Friedmann - Robert Capa- fu quella scattata di nascosto al dissidente russo Leon Trotzky.

Era il 27 novembre del 1932 e non c’erano fotografi a disposizione quel giorno e Endre fu mandato a Copenaghen a fotografare il rivoluzionario russo dissidente Leon Trotsky in una riunione politica. C’erano fotografi da tutto il mondo e tutti avevano grosse attrezzature. Trotsky non voleva essere fotografato e a nessun fotografo era permesso entrare; ma Endre, con la sua Leica in tasca, approfittò del passaggio di alcuni operai che trasportavano tubi di ferro per confondersi con loro, per entrare e ritrarre in una fotografia Leon:


Robert Capa, Leon Trotsky, Copenaghen, 1932
Robert Capa, Leon Trotsky, Copenaghen, 1932

La sua carriera di fotografo era iniziata, ma non ebbe nemmeno il tempo di godersi la pubblicazione dei suoi primi scatti che fu costretto a fuggire dalla Germania: era il marzo del 1933 e Hitler aveva da poco avviato il suo regime dittatoriale.

Nel 1935 a Parigi avvenne l'incontro che segnò inevitabilmente il suo destino, conobbe Gerda Pohorylles, la futura Gerda Taro. Entrambi erano in cerca di un modo per sopravvivere e raccontare il mondo. Insieme inventano un nome: Robert Capa, un fantomatico fotografo americano. Robert Capa, troppo impegnato a fotografare per mantenere i contatti con le redazioni. Ben presto i loro pseudonimi diventano una presenza fissa sui maggiori settimanali francesi. Il trucco funzionò: gli editori pagarono il triplo. Quando la finzione venne smascherata, ormai era tardi: la qualità delle foto aveva reso il nome leggenda. Lui lo adottò per sempre, e lei prese il nome di Gerda Taro.

La sua compagna di vita, purtroppo fu la prima fotoreporter di guerra a morire sul campo:

accidentalmente venne schiacciata da un cingolato in Spagna, morì all'età di 27 anni.



Il suo lavoro di fotoreporter continuò: dal 1941 al 1945 fotografò la seconda guerra mondiale dal lato europeo e con le truppe americane sbarcò in Nord Africa.

Quando la 82ª divisione aviotrasportata fu inviata in Sicilia per essere paracadutata prima dello sbarco, Capa volò e si lanciò con loro. Quando gli alleati dalle coste della Normandia si aprirono combattendo la strada verso Parigi, Capa c’era. Era con le truppe quando sfondarono l’accerchiamento in Bastogna e partecipò, nelle ultime fasi della guerra, al lancio della 17ª divisione aviotrasportata sul Reno.


Robert Capa, D-Day: una delle immagini dello sbarco alleato nel tratto di spiaggia denominato convenzionalmente “Omaha”, Normandia, Francia, 6 giugno 1944.
Robert Capa, D-Day: una delle immagini dello sbarco alleato nel tratto di spiaggia denominato convenzionalmente “Omaha”, Normandia, Francia, 6 giugno 1944.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Robert Capa disse: "Come fotografo di guerra spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita". Dopo anni passati a fotografare i conflitti, desiderava che non ci fossero più guerre da documentare.

Il 22 maggio 1947 a New York, Capa fondò insieme ad altri quattro fotografi l'agenzia Magnum Photos. I fondatori erano:

  • Robert Capa

  • Henri Cartier-Bresson

  • George Rodger

  • David Seymour

  • William Vandivert

I motivi che li spinsero a fondare la Magnum furono per proteggere il loro lavoro di fotogiornalisti, mantenere il controllo sulla diffusione delle loro foto. Magnum Photos divenne presto l'agenzia fotografica più famosa al mondo.

La tradizione di Magnum prevede che le immagini scattate rimangano di proprietà del fotografo Magnum e non delle riviste dove esse vengono pubblicate, permettendo all’autore di scegliere soggetti, temi e orientare la produzione verso uno stile più aderente a quello del fotografo e libero da vincoli.

Fin dall'inizio venne prevista, per ogni fotografo, un'area geografica di riferimento dove operare: Henri Cartier-Bresson l' Oriente, David Seymour l’Europa, William Vandivert l’America, George Rodger il Medio Oriente e l’Africa e Robert Capa piena libertà d’azione nel mondo.

Nel 1954 Robert Capa si trovava in Giappone. L'agenzia Magnum gli chiese di sostituire un fotografo che non poteva andare in Indocina per un lavoro della rivista "Life".

Capa ci pensò per tre giorni, poi decise di accettare e partì per l'Indocina.Il 25 maggio 1954, durante una marcia a Thai-Binh, Capa calpestò una mina antiuomo. Morì all'età di 40 anni.

La sua ultima fotografia era stata scattata il giorno prima della sua morte.


L’ultimo fotogramma dell’ultimo rullino di Robert Capa, Doai Than, Indocina, 24 maggio 1954.
L’ultimo fotogramma dell’ultimo rullino di Robert Capa, Doai Than, Indocina, 24 maggio 1954.

Lo scrittore e giornalista John Steinbeck, autore del libro: Furore,un capolavoro della letteratura americana ambientato durante la Grande Depressione, scrisse di Robert Capa:

"Mi sembra proprio che Capa abbia dimostrato al di là di ogni dubbio che non è detto che la macchina sia un freddo mezzo meccanico. Come la penna, vale nella misura in cui vale l’uomo che la usa. Può essere l’estensione della mente e del cuore. Le immagini di Capa esistono già pronte nel suo cervello — la macchina semplicemente le completa."

 
 

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