top of page

8 dicembre: l'Immacolata Concezione

8 dicembre si celebra in tutto il mondo la giornata dedicata all’Immacolata Concezione della Vergine Maria.

Fu papa Pio IX che proclamò il dogma in tempi relativamente recenti, nella bolla pontificia dell’8 dicembre del 1854 “La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale”.


Ci sono molto artisti che hanno creato meravigliosi dipinti come ad esempio Luca Giordano (Napoli, 1634-1705) . Aveva 31 anni quando i Cappuccini di Cosenza gli commissionarono proprio un dipinto con l’Immacolata Concezione mettendogli in mano un anticipo di 50 ducati.




l'Immacolata Concezione, Luca Giordano, 1665


L'Immacolata Concezione dipinta da Luca, è raffigurata con la presenza nella scena di Dio Padre, che dall'alto del cielo pone la mano sinistra sulla testa di Maria e i piedi coperti dalle nuvole.

In alto nel cielo sono dipinti i Cori di angeli, raccolti su nubi dorate, che cantano e lodano accompagnati da strumenti musicali.

Maria ha un viso pieno di dolcezza, i suoi piedi sono poggiati su una luna argentea, simbolo dello svolgimento del tempo. Maria è raffigurata con una veste di colore rosso, che indica il sangue che dà la vita, e stringe tra le mani un lungo velo. Le spalle sono coperte dal manto di colore blu, simbolo di armonia e della calma interiore.

Nella parte bassa del dipinto è rappresentato un drago dalle sette teste che esce dalle profondità marine, con bocche di fuoco e ampie ali spiegate, che tenta, con forza mostruosa di spezzare le catene. La Madonna tra il cielo (spiritualità) e la terra (la materia), mistero e verità, cielo terra e mare si fondono, donando al dipinto solennità e forte pathos.



L'autore Luca Giordano, definito anche "Luca fa presto" per la velocità nel dipingere i lavori che gli venivano commissionati; è tra gli esponenti più importanti e riconosciuti del tardo Barocco. Il suo stile è influenzato da Tiziano e Raffaello, che sapeva imitare alla perfezione, e tal volta era difficile distinguere tra la copia o l'originale.

Il suo stile è caratterizzato da un forte slancio comunicativo. Nella sua fase di formazione, lavorò a bottega da Jusepe De Ribera, pittore di spicco a Napoli e famoso per il Caravaggismo napoletano.




l’Annunziata di Palermo,1476.
l’Annunziata di Palermo,1476.


La Madonna di Antonello da Messina, è una giovane donna del Sud, di una bellezza delicata, dai lineamenti raffinati, gli occhi neri, profondi, portamento elegante e pieno di grazia. Il suo sguardo è rivolto verso un punto indefinito.

Il capo coperto da un velo blu che ricorda il mare ed assorta ad ascoltare una voce, con interesse e timidezza, con la mano destra compie un gesto significativo, come a voler tenere lontano chi le sta davanti, La mano destra è raffigurata in uno scorcio che rimanda all’arte di Piero della Francesca, come notava già Roberto Longhi nel 1914 mettendo in relazione la mano dell’Annunciata con quella della dama che sbuca dietro la regina di Saba nell’affresco con l’Adorazione del sacro legno e l’incontro con re Salomone che fa parte delle Storie della Vera Croce nella Chiesa di San Francesco ad Arezzo.







L'Annunciata, sembra davvero un capolavoro dipinto da “un pittore non umano" - come ebbe a definirlo suo figlio, Jacobello, sublime icona e sintesi dell’arte di Antonello da Messina, il "solennissimo depentore" che ebbe come grande merito quello di aver saputo cogliere in un sorriso l'umano, trasferendolo nella sfera del sacro.

La Madonna é ritratta mentre sta ricevendo la visita dell’angelo (che non vediamo ma di cui percepiamo la presenza, testimoniata dal sottile alito di vento che agita le pagine del libro), e che le sta annunciando la prossima maternità

Secondo il Professor Giovanni Carlo Federico Villa, Antonello da Messina ha una straordinaria capacità di parlare al fedele del 1400 e allo spettatore di oggi; il critico Roberto Longhi lo ha definito una sintesi di forma e colore, insieme ad una capacità introspettiva: è in grado di prendere dei solidi geometrici e mutarli in figure umane, che entrano in dialogo con il pubblico. I suoi ritratti sono tutti riassunti in un sorriso o in un'espressione, cosi come per l'Annunciata.


Antonello da Messina


Antonio di Giovanni de Antonio, più conosciuto come Antonello da Messina, fu uno dei protagonisti della pittura rinascimentale italiana, e viene considerato il maggiore ritrattista del Quattrocento in Italia.

Attorno al 1442, Antonello si recò a Napoli dove lavorò nella bottega del pittore Colantonio (1420ca-1460 ca). Sempre qui, l’artista incontrò e assorbì la lezione fiamminga, le cui opere erano presenti nelle collezioni d’arte del Regno di Napoli.

Terminato il periodo di apprendistato, Antonello tornò in Sicilia e lavorò come maestro autonomo.

Antonello si dedicò anche allo studio della verosimiglianza fisica accompagnata da un’analisi psicologica del soggetto, é per questo che i suoi ritratti appaiono incredibilmente realistici.


Nel 1476, dopo aver rifiutato l’offerta di diventare ritrattista ufficiale per i signori di Milano, gli Sforza, Antonello decise di rientrare in Sicilia. Uno dei suoi più affascinanti capolavori, l’Annunziata di Palermo, è forse proprio riconducibile al suo ritorno a Messina. La donna, giovanissima, è sola, davanti al suo leggio.


Di seguito condividiamo un video del Professor Villa dove dialoga su Antonello da Messina e la mostra che ha curato nel 2019 a Palazzo Reale di Milano.




 
 

Iscriviti alla Ιοien newsletter

Una volta alla settimana ti invieremo dei contenuti nuovi, ti aggiorneremo sugli eventi interessanti e ti suggeriremo libri da leggere o mostre da visitare.

Per iscriverti, compila i campi qui di seguito.

Grazie per l'iscrizione!

lasciati ispirare dalle immagini 

il tuffatore di Paestum
Ioien
  • Instagram

© 2035 by Going Places. Powered and secured by Wix

bottom of page