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Gli uomini secondo le Brontë: figure ambigue, specchi del potere e del desiderio. Rochester, Heathcliff, Huntingdon: tre modi di essere maschili nell’Inghilterra vittoriana

Se le sorelle Brontë hanno rivoluzionato il modo di raccontare le donne, lo hanno fatto anche trasformando radicalmente il modo di raccontare gli uomini.Nei loro romanzi non troviamo né gli eroi irreprensibili del Romanticismo né i modelli morali della narrativa vittoriana.Gli uomini delle Brontë sono creature spezzate, contraddittorie, intensamente umane: affascinanti e pericolosi, vulnerabili e dominanti, capaci di distruggere e di essere distrutti.

Questa rappresentazione ha un peso enorme, soprattutto se consideriamo il contesto storico: un’epoca in cui la mascolinità era rigidamente codificata, e la narrativa si limitava a ribadire l’idea dell’uomo forte, razionale e moralmente guida della donna.Le Brontë ribaltano tutto questo.Gli uomini nei loro romanzi non insegnano niente: sono problemi da risolvere, misteri da decifrare, ombre da attraversare.

Edward Rochester è una figura che sembra scolpita nel fuoco. È autoritario, enigmatico, a tratti manipolatorio; eppure, sotto la superficie, nasconde una fragilità che lo consuma. In lui convivono l’uomo vittoriano che vuole dominare e l’uomo romantico che vuole essere redento.

Charlotte gli affida una doppiezza che riflette la condizione maschile dell’epoca: da un lato il privilegio, la proprietà, il potere patriarcale; dall’altro la colpa, il desiderio, il tormento. Rochester è un uomo che ha vissuto troppo, che ha peccato troppo, e che cerca nella giovane Jane non una serva, ma un’ancora morale.

La sua forza è solo apparente: il vero centro del romanzo è la trasformazione di Jane, che sviluppa la propria integrità fino a diventargli pari. Rochester non è il premio finale della protagonista, ma il banco di prova del suo coraggio emotivo e della sua libertà interiore.

Heathcliff è probabilmente il personaggio più enigmatico e radicale della letteratura inglese.Non è un eroe, non è un amante modello, non è nemmeno un semplice antagonista: è una forza della natura.

Emily costruisce un personaggio che rifiuta ogni categoria: orfano, straniero, adottato ma sempre respinto, Heathcliff cresce in una ferita permanente. Il suo amore per Catherine è assoluto, quasi metafisico, e proprio per questo distruttivo.Non è un uomo che ama: è un uomo che brucia, e nel bruciare consuma tutto ciò che lo circonda. Ciò che lo rende così moderno è il suo rifiuto ostinato di adattarsi a una società che non lo vuole.Heathcliff è il mostro creato dall’ipocrisia vittoriana: la sua ferocia è l’altra faccia della sua vulnerabilità.Emily non lo giustifica mai, ma lo comprende profondamente. Ed è in questa comprensione che sta la rivoluzione: Heathcliff è il primo “antieroe emotivo” della letteratura, l’uomo che mostra cosa accade quando il mondo rifiuta il diverso.

Anne è la più lucida, la più morale, ma anche la più moderna nella critica sociale. In The Tenant of Wildfell Hall costruisce un personaggio maschile che incarna la tossicità dell’epoca: Arthur Huntingdon è seducente, brillante, pieno di fascino, e assolutamente autodistruttivo. Colpisce la sua superficialità: l’alcol, le feste, l’egoismo, l’incapacità di essere marito e padre.Anne non dipinge un mostro, ma un uomo cresciuto da un sistema che gli ha insegnato che tutto gli è dovuto. Il suo male è banalissimo: è il privilegio maschile trasformato in capriccio permanente.

Huntingdon è la negazione perfetta del percorso di Heathcliff o Rochester: non ha abissi metafisici o tormenti filosofici.È il maschio vittoriano medio, protetto e corrotto dai suoi stessi privilegi.Ed è proprio questo che rende così potente la figura di Helen, la moglie che fugge, una delle prime eroine femministe della narrativa moderna.

Rochester, Heathcliff e Huntingdon non potrebbero essere più diversi tra loro, eppure sono tre declinazioni della stessa domanda: che cosa significa essere uomo in un mondo fatto per gli uomini?

  • Rochester è il potere che chiede di essere liberato.

  • Heathcliff è il rifiuto radicale della società che giudica.

  • Huntingdon è l’autorità culturale ridotta a vizio e irresponsabilità.

Le sorelle Brontë non scrivono uomini idealizzati: scrivono figure cariche di contraddizioni, spesso più fragili delle loro eroine, sicuramente meno libere, prigioniere di regole che loro stesse avrebbero voluto demolire.

Ed è proprio questa rappresentazione così complessa, così profondamente umana, che ha dato vita a una delle rivoluzioni più sottili e durature della letteratura:l’uomo non più come modello da seguire, ma come enigma da interpretare.

 
 

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