Il trauma nella cultura contemporanea: rievocazioni, dejà vu e ripetizioni
- FRIDA MONTEFUSCO

- 6 giorni fa
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Aggiornamento: 5 giorni fa
Il trauma, la difficoltà ad essere riconosciuto e gli eventi che hanno portato ad una maggiore consapevolezza del problema.
la definizione di trauma prende forma dagli studi di in campo psicologico e comportamentale di Charcot, Janet e Freud, che si sono basati inizialmente sugli effetti postraumatici dei soldati reduci di guerra. Nei primi dizionari, si parlava soltanto di trauma legato a ferite fisiche, di fatto l’etimologia della parola stessa “trauma”, deriva dal greco “ferita”. Freud stabilì il passaggio dal regno organico alla memoria, catalogando il trauma come "malattia del ricordo". i primi studi psicologici a chiamare in causa la nozione
di trauma sono precedenti la nascita della psicoanalisi.

Jean-Martin Charcot è stato un importante neurologo francese di fine ottocento che diede impulso allo studio delle malattie nervose, i suoi studi ebbero una grande importanza nello sviluppo della Neuropsichiatria. Lavorò per 30 anni nel famoso ospedale della Salpêtrière. Quando Charcot vi arrivò, c’erano circa 5000 pazienti. Quasi 3000 di loro avevano problemi mentali. Nella struttura si tenevano anche corsi di formazione per i nuovi medici e si sperimentavano nuovi metodi. All’epoca si trattava del centro medico neurologico più importante del mondo.

Pierre Janet, neurologo e psichiatra francese, dedicò i suoi studi sul trauma psicologico e la dissociazione. Iniziò lavorando sui casi di isteria e poi approfondi gli aspetti neurologici del trauma. Fu tra i primi ad evidenziare una connessione diretta tra gli eventi della vita passata di un soggetto e la sintomatologia traumatica.
Nonostante il trauma fosse sempre esistito, non fu mai riconosciuto come tale fino al 1980.
Il disordine post traumatico da stress: PTSD (Post Traumatic Stress Disorder),definizione entrata nella terminologia diagnostica psichiatrica, dal punto di vista psicopatologico e psicoanalitico, mettendo in evidenza l’evoluzione storica del concetto di trauma, in seguito allo studio dei reduci di guerra: uomini condannati a portare occhiali scuri a vita perché non sopportavano più la luce, tachicardia inspiegabile.
Le categorie diagnostiche che descrivono il PTSD, le ultime scoperte in campo neurofisiologico e le teorie che hanno contribuito ad ampliare le riflessioni sulle esperienze intollerabili e sui loro effetti sul corpo, sulla mente, sulla psiche degli individui.
Verso la fine dell’800, il neurologo tedesco Hermann Oppenheim fu uno dei primi a condurre gli studi sugli effetti che oggi chiamiamo post-traumatici.
Nel 1889 pubblicò un trattato sulle nevrosi traumatiche, la prima teorizzazione di una nevrosi traumatica consistente in una distorsione dell’attività del sistema nervoso a seguito
di un forte shock emotivo, tuttavia fu duramente criticato da eminenti medici, il motivo era dovuto all'affermazione di Oppenheim secondo cui il trauma psicologico causava cambiamenti organici che perpetuavano le nevrosi psichiche.
Riscontrò un frequente malfunzionamento cardiaco nei soldati rientrati dal fronte, definì la patologia come “malattia del cuore del soldato”, perché all’epoca non era possibile mettere in discussione la sanità mentale dell’uomo, qualsiasi debolezza emotiva e mentale erano considerate tipicamente femminili.

Freud studiò dei soldati nella 1° guerra mondiale, che al rientro presentavano sintomi quali: palpitazioni, tremori, paralisi o tremori in tutto il corpo, incubi, insonnia; a volte smettevano di parlare. Freud descrisse questo gigantesco trauma collettivo: nella trincea sei in un posto in cui attendi che arrivi una bomba.
La grande Guerra ( 28 luglio 1914 e l'11 novembre 1918) è stata considerata la prima guerra tecnologica, per via delle mitragliatrici e per i mezzi pesanti che spostavano in strada le armi di distruzione di massa.
Questo tipo di esperienza è stata a lungo taciuta, perché la figura del reduce traumatizzato non poteva essere apertamente dichiarato, altrimenti il soldato era considerato un codardo. La strana sindrome che produceva un black out ai militari era diffusa su tutti i fronti. Furono ipotizzate varie cause, come ad esempio si trattasse di un disturbo organico, causato dai danni fisici al cervello provocati dalla deflagrazione degli ordigni; si pensava che lo spostamento d’aria dell’esplosione, anche senza arrivare a uccidere, potesse comunque fare danni al cervello, tuttavia presto fu chiaro che non era così. Dopo la sconfitta di Caporetto, ci fu un'di epidemia di soldati impazziti, questo spinse gli psichiatri a capire se si trattasse di simulazione, e quindi capire i sintomi reali.
La visione del trauma nella cultura contemporanea è molto diversa rispetto alla definizione iniziale di “trauma”, adesso c’è il riconoscimento della presenza di un evento esterno che provoca il trauma e che manifesta i suoi effetti tardivamente, a distanza di tempo, effetti che possono generare ansia, angoscia e incapacità di mettere in atto le normali azioni quotidiane e difficoltà ad esprimersi anche se nella propria mente è tutto chiaro.
Le origini dell’idea di trauma psichico, storico, sociale e culturale come lo intendiamo oggi, risalgono nel cambiamento sociale in atto nell’800, e si legano in particolare all’espansione delle reti ferroviarie.
È proprio in questo ambito che avvenne un evento particolarmente significativo sotto l’aspetto traumatico collettivo: l’incidente ferroviario, che espose per la prima volta la morte violenta agli occhi delle persone. Il fatto che anche le persone illese iniziassero a sviluppare strani sintomi a distanza di tempo, inoltre, portò molti medici a ipotizzare che l’elevata velocità raggiunta dai convogli provocasse dei problemi di natura nervosa, fu questo il motivo per cui venne coniato il termine “railway spine”, che significa letteralmente "spina dorsale ferroviaria” era una diagnosi del XIX secolo che indicava una serie di sintomi post-traumatici, quali shock, dolore e vertigini, che i passeggeri manifestavano dopo incidenti ferroviari ma senza segni visibili di lesioni fisiche. .
Il termine raccoglieva un’analisi di varie casistiche: dalla perdita di memoria, all’insonnia e agli incubi notturni. La caratteristica di questi sintomi è che tardavano a presentarsi, avvenivano in un secondo momento rispetto al giorno dell’evento traumatico. Questa forma di trauma psichico, che andò a colpire molte persone, tuttavia, incontrò molte difficoltà e resistenze nell’essere riconosciuto, non tanto dall’opinione pubblica, quanto dalla legge perché non si poteva accettare che ferite psicologiche apparentemente “invisibili” creassero conflitti; in particolare, la problematica riguardava la difficoltà nello stabilire chi avesse diritto a un’indennità o a un rimborso in seguito a un incidente.
La legge trovò molte difficoltà nell’elaborazione di una definizione che potesse regolarizzare i disturbi psichici dell’età moderna, inserirli all’interno di una categoria definita e metterli allo stesso livello dei disturbi fisici. Come nota Robert Luckhurst nel suo recente studio The Trauma Question “trauma is a concept that can only emerge within modernity, […] as an effect of the rise, in the nineteenth century, of the technological and statistical
society that can generate, multiply and quantify the ‘shocks’ of modern life”
(ll trauma è un concetto che può emergere solo all'interno della modernità, [...] come effetto dell'ascesa, nel XIX secolo, della società tecnologica e statistica in grado di generare, moltiplicare e quantificare gli “shock” della vita moderna.)
I primi resoconti medico-legali riguardanti la persistenza di sintomi nevrotici come amnesia, incubi, paralisi psicosomatiche etc. a seguito dell’esperienza di violenti shock riguardano infatti vittime di deragliamenti ferroviari o di incidenti di fabbrica.
Un’incidente ferroviario diventato famoso fu quello avvenuto a “Staplehurst” perché su quel treno tra i passeggeri era presente anche Charles Dickens l'autore del Canto di Natale, David Copperfield, Oliver Twist e tanti altri capolavori della letteratura inglese dell'Ottocento.
Era lo scrittore più letto del momento in quell’epoca, e rimase coinvolto nel disastro ferroviario: alcune carrozze di un treno precipitano da un ponte in riparazione e lui si salva per miracolo. Lo shock è profondissimo per Dickens, siccome viaggiava in segreto non volle prendere parte a dibattiti pubblici o farsi intervistare.

Lo scrittore uscì illeso dall'incidente, si prodigò per aiutare i superstiti, riuscì anche a rientrare nella sua carrozza per recuperare il manoscritto che ancora non aveva pubblicato, e nella cui post fazione riporterà la sua presenza nell’evento traumatico. Nonostante nel momento dell'incidente era lucido e calmo, l'evento in quanto tale, lo colpì molto nel profondo, le conseguenze non si manifestarono subito, ma successivamente, perse la voce per cinque mesi, si rifiutò per mesi di parlare dell’argomento, il solo pensiero lo faceva tremare.
Dickens scrisse un breve racconto qualche mese dopo una storia di fantasmi intitolata Il segnalatore, in cui vengono narrate le vicende di un segnalatore ferroviario perseguitato dai fantasmi: ogni volta che ne vede uno succedono cose terribili nel tratto di ferrovia dove lavora. All’apparenza può sembrare un racconto fantastico, ma ci sono tutti gli elementi della rappresentazione di chi convive con un trauma. Il fantasma è quella figura che vive nella mente del traumatizzato e che agisce in autonomia, come se ci fosse un campanello di allarme sempre acceso, e la sensazione di essere sempre in pericolo e quindi di prestare attenzione. Il fatto poi che la visione dei fantasmi provoca incidenti di lì a poco, è la descrizione della visione distopica di chi si aspetta solo catastrofi dopo quella che ha vissuto. La persona che è affetta da PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) vive in un perenne stato di allerta, qualsiasi cosa gli scatena la tensione, ed a volte attrae o si attira verso situazioni che ormai gli sono diventate familiari. Ripetizione degli eventi, che come un disco rotto rivive nella sua mente e li trasporta nel presente. Il segnalatore è un personaggio che vive in due dimensioni, tra due mondi: quello reale che vedono tutti e quello che è reale solo per lui.
Questo racconto oggi è una delle prime testimonianze di esperienze post traumatiche da stress: soffrire di qualcosa che non è visibile sul corpo, ma presentano sintomi interni invalidanti. Il trauma si imprime direttamente nella psiche, come una scheggia nel corpo e rimane come una specie di buco nero. Dickens ha ricreato la stessa ambientazione del suo evento traumatico, dove è avvenuto lo “switch off/on”: la ferrovia.

La scrittura viene utilizzata come medium per esprimere quella dimensione senza tempo e senza materialità, che è presente e condiziona la mente di chi convive con il trauma.
Nella nostra contemporaneità è normale e comune parlare apertamente di ansia e di difficoltà ad affrontare situazioni come prendere l’aereo, attraversare gallerie o prendere la metropolitana, oppure semplicemente andare al cinema a vedere un film, tutte situazioni che per alcune persone sono fonte di disagio anche fisico.
Disagio che è un sintomo di un trauma avvenuto nel passato ma che manifesta i suoi effetti evidenti nel momento in cui ci si trova ad affrontare una situazione che all'apparenza non presenta pericoli.
Gli studi sul tema hanno rivelato che nel momento in cui avviene il trauma, la mente scatta una fotografia che resta lì, silente. In apparenza sembra che sia tutto a posto, niente di rotto esternamente, poi avviene un momento in cui il ricordo affiora alla mente, e compare il sintomo con tutte le caratteristiche tipiche (fame d'aria, sudorazione, assenza di salivazione, giramento di testa, tremore improvviso, etc).
La memoria è retrospettiva, oscillazione tra assenza e presenza, l'evento traumatico non è completamente assimilato. Il trauma appartiene sia al passato che al presente, fa parte della mia identità come un intruso e la sua presenza disturba.
La scrittrice americana Cathy Caruth è una delle principali teoriche nel campo degli studi sul trauma. Si occupa principalmente dei linguaggi del trauma e della testimonianza letteraria e dei discorsi contemporanei riguardanti l'annientamento e la sopravvivenza del linguaggio.
Nel suo libro " the trauma exploration memory", spiega come gli eventi traumatici siano insopportabili per l'orrore che generano e la loro intensità, spesso rimangono impressi nella memoria come ricordi che non sono immediatamente riconoscibili come veritieri. Tali esperienze possono essere comprese al meglio non solo attraverso la semplice acquisizione dei fatti, ma anche attraverso un processo di scoperta. Secondo Cathy Caruth, la letteratura apre una finestra sull'esperienza traumatica perché insegna ai lettori ad ascoltare ciò che può essere raccontato solo in modi indiretti e sorprendenti.
Buone notizie:

nella splendida città di Bolzano, vive e lavora un Dottore speciale, che si occupa del sistema nervoso autonomo, il suo nome è Vincenzo Di Spazio.

Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna, sta portando avanti studi e ricerche sul tema del trauma e dei disturbi post traumatici. Le sue continue scoperte sul sistema nervoso autonomo, alleviano le condizioni dei suoi pazienti con ottimi risultati.
Il Dottore ha identificato l’orologio spinale dei traumi (spinal clock), una griglia temporale proiettata sui 24 punti della colonna vertebrale, questa scoperta ha ispirato tutta la sua attività di ricerca. Sulla base di queste nuove evidenze sperimentali ha ideato un nuovo metodo di approccio: la cronoriflessologia spinale (AgeGate Therapy) e la Defusione Cognitiva a Mediazione Sensoriale (DCMS).
Le tecniche sviluppate dal Dottor Di Spazio sono focalizzate ad aiutare a regolare il sistema mente-corpo, rilasciare traumi emozionali e rafforzare la sicurezza interiore attraverso approcci come l'Idroposturologia Aquanesting.
In base agli studi effettuati e ai riscontri sui casi dei suoi pazienti, Il sistema nervoso autonomo viene illustrato come un semaforo invertito: in alto troviamo la luce verde che corrisponde a una dominanza positiva del nervo vago, l’organismo in questa modalità si riposa, si nutre, cresce e recupera le energie. Si accende la luce gialla quando lo stato autonomico viene esposto a un potenziale pericolo (reale o virtuale); in questa modalità il cervello rilascia neuromediatori (adrenalina, noradrenalina, cortisolo) con la funzione di sostenere la fuga o l’attacco. Infine il rosso è il circuito rappresentato dalla risposta di collasso (shut down) in seguito a una minaccia vitale, quando ogni possibilità di fuga o di attacco è negata. L’esposizione a eventi avversi può dis-regolare il nostro sistema nervoso autonomo, che resta bloccato nel tempo in modalità di pericolo o di minaccia vitale. Questo blocco autonomico genera nell’organismo una condizione di stress cronico che può manifestare sintomi o malattie. Tecniche come il training energetico e la cronosomatica possono contrastare le resistenze disfunzionali del nostro sistema nervoso autonomo e ne facilitano la regolazione.
La cronoriflessologia è una tecnica corporea di accesso rapido alle memorie traumatiche individuali e parentali, che permette di liberare la storia personale e familiare dal dolore dei traumi vissuti.
Come dice il dott. Di Spazio, “il dolore del ricordo è il ricordo del dolore“. La possibilità di equilibrare eventi di lutto e di dolore che, con puntualità sconcertante, si presentano nella storia familiare è straordinaria.
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