Italo Calvino e il sentiero dei nidi di ragno
- FRIDA MONTEFUSCO

- 24 lug 2025
- Tempo di lettura: 4 min
«Tutti abbiamo una ferita per riscattare la quale combattiamo»
Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

E' il 1944 quando Italo Calvino decide di prendere parte alla lotta partigiana, un'esperienza che ritroviamo nei primi scritti elaborati subito dopo la Liberazione del 25 aprile 1945.
Il suo primo romanzo: Il sentiero dei nidi di ragno, viene pubblicato nel 1947, nell'edizione Coralli per Enaudi. Nel 1964 viene pubblicata l'edizione definitiva, con un'importante prefazione redatta da Italo Calvino.
La resistenza e tutto quello che gli gira intorno è inserito in una storia dai toni fiabeschi, attraverso gli occhi di un bambino: Pin.
Italo Calvino, la resistenza quella vera, l'aveva fatta ed era stato anche catturato dai fascisti, aveva sperimentato la prigionia nelle carceri. Nell’introduzione al suo romanzo I sentieri dei nidi di ragno, racconta la Liberazione, da giovane ragazzo della Resistenza italiana, in un paese diviso tra la Guerra Mondiale e la guerra civile.
«L’esplosione letteraria di quegli anni [nell’immediato dopoguerra] in Italia fu, prima che un fatto d’arte, un fatto fisiologico, esistenziale, collettivo. Avevamo vissuto la guerra, e noi più giovani – che avevamo fatto appena in tempo a fare il partigiano — non ce ne sentivamo schiacciati, vinti, «bruciati», ma vincitori, spinti dalla carica propulsiva della battaglia appena conclusa, depositari esclusivi d’una sua eredità. Non era facile ottimismo, però, o gratuita euforia; tutt’altro: quello di cui ci sentivamo depositari era un senso della vita come qualcosa che può ricominciare da zero, un rovello problematico generale, anche una nostra capacità di vivere lo strazio e lo sbaraglio; ma l’accento che vi mettevamo era quello d’una spavalda allegria. Molte cose nacquero da quel clima, e anche il piglio dei miei primi racconti e del primo romanzo.
L’essere usciti da un’esperienza – guerra e guerra civile – che non aveva risparmiato nessuno, si era faccia a faccia, alla pari, carichi di storie da raccontare, ognuno aveva avuto la sua, ognuno aveva vissuto vite irregolari drammatiche avventurose, ci si strappava la parola di bocca».
E' cosi che inizia il suo libro, Il sentiero dei nidi di ragno.
L’urgenza di raccontare attraverso il fiabesco, una realtà dura e drammatica, il personaggio Pin, ha gli occhi e la profondità di Calvino, come una telecamera, registra tutto, si sofferma su alcuni dettagli, descrizioni di semplici gesti o scorci di scene in corso. Il lettore, è dentro la storia, accanto a Pin.
Il sentiero dei nidi di ragno è sia un percorso fisico e sia un mondo immaginario. E’ l’occhio che Calvino usa per raccontare una storia che è anche la sua, partigiano lui stesso.
"Dove fanno il nido i ragni? L'unico a saperlo è Pin, che ha dieci anni, è orfano di entrambi i genitori e conosce bene la radura nel bosco in cui si nascondono. È lo stesso posto in cui si rifugia lui, per stare lontano dalla guerra e dallo sbando in cui si ritrova il suo paese. Ma nessuno può davvero sfuggire a ciò che sta succedendo lì e nel resto d'Italia. Neppure Pin"
A quasi 20 anni di distanza dalla prima pubblicazione del 1947, Calvino descrive quel romanzo come il frutto di del clima generale di un 'epoca. E' stato un libro capace di parlare a tutte le generazioni e ancora adesso il suo linguaggio cosi contemporaneo e fiabesco è in grado di raccontare una tematica difficile e dolorosa in modo autentico e creando un legame con il suo lettore.
Nella prefazione dell'edizione del 1964, Italo Calvino, cita Fenoglio, riconoscendo pubblicamente il merito a lui di aver scritto il romanzo che tutti avrebbero voluto scrivere: Una questione privata.
"E fu il più solitario di tutti che riuscì a fare il romanzo che tutti avevamo sognato, quando nessuno più se l’aspettava, Beppe Fenoglio, e arrivò a scriverlo e nemmeno finirlo (Una questione privata), e morì prima di vederlo pubblicato, nel pieno dei quarant’anni. Il libro che la nostra generazione voleva fare, adesso c’è, e il nostro lavoro ha un coronamento e un senso, e solo ora, grazie a Fenoglio, possiamo dire che una stagione è compiuta, solo ora siamo certi che è veramente esistita: la stagione che va dal Sentiero dei nidi di ragno a Una questione privata".
Nel periodo del Dopoguerra, ci fu un'esplosione letteraria in Italia, c'era un'urgenza di raccontare, perché i giovani che avevano fatto la Resistenza, aveva un bisogno interiore di tramandare la loro esperienza.
Tutta la popolazione era uscita dalla guerra, quindi tra chi scrive e il pubblico di lettori, c'è una comunione d'intenti. Ognuno aveva la sua storia da raccontare e soprattutto la libertà di esprimersi!

Pin è il protagonista del romanzo, un bambino, impertinente, sfacciato, in lotta con il mondo e in particolare col mondo degli adulti. La resistenza sulle alture ligure, viene raccontata attraverso i suoi occhi.
Non sceglie di fare la Resistenza, ci si trova dentro, quasi per gioco ruba la pistola del tedesco che frequentava sua sorella "la nera del caruggio lungo" e da li parte tutta la narrazione. Viene catturato per questo furto e in prigione incontra Lupo Rosso, con cui decide di rimanere rinunciando alla possibilità di arruolarsi nelle Brigate nere, riescono ad evadere e per Pin inizia l'avventura partigiana. Dal basso della sua statura ed età, passa in rassegna tutti i partigiani, le loro debolezze e contraddizioni.
Arrivare a non avere paura, questo è il fine dell'uomo
Alcune caratteristiche legano questo romanzo al Neorealismo: racconto della Resistenza, punto di vista oggettivo sugli eventi.
La storia è raccontata dal punto di vista di un bambino molto particolare, i partigiani non sono sempre presentati come eroi.











