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La Pop Art sbarca alla Biennale di Venezia

Negli anni del secondo dopoguerra, se il sentimento che anima gli scrittori è l'urgenza di raccontare quello che era accaduto, lasciare memoria per le giovani generazioni; nel campo dell'arte, prende piede e si sviluppa la POP ART.

I principali artisti di questa corrente sono Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Richard Hamilton, Robert Rauschenberg e Jasper Johns, ognuno di loro sviluppa una propria peculiarità.

È un movimento artistico che nasce in Inghilterra, poi si diffonde negli Stati Uniti, intorno agli '50 ed approda in Italia circa 10 anni più tardi, grazie alla Biennale di Venezia che fa conoscere in Italia questo nuovo modo di concepire l'arte.

L'impulso allo sviluppo di questo movimento è il veloce incedere della modernità dopo un periodo di devastazione e sofferenza.

La gente aveva bisogno di dimenticare, l'incremento demografico, e la maggiore disponibilità di lavoratori, diede impulso alle industrie di svilupparsi e ci fù un'accelerazione dei consumi; nella società vengono immessi nuovi oggetto che diventano ben presto indispensabili e creano dipendenza: automobili utilitarie, poster, frigoriferi, lavatrici, cibo in scatola, detersivi e bevande confezionate.

Lentamente stava prendendo piede la cultura di massa, si ricorse a strumenti come la pubblicità, nell'ottica di facilitare la vendita commerciale dei nuovi prodotti immensi nel mercato: prima di tutto la sua immagine e poi il prodotto.

Questo vivere in velocità era un antidoto per dimenticare l'orrore della guerra, l'Europa guardava verso gli Stati Uniti ed i loro prodotti di consumo che entrarono velocemente nelle case degli europei.

In Inghilterra, artisti come Richard Hamilton, Edward Blake e Edoardo Paolozzi, riproposero queste novità commerciali nelle rappresentazioni artistiche. Si susseguirono mostre a tema con fotografie ed installazioni tecnologiche.

Un lavoro artistico di Richard Hamilton in particolare diede forma e sviluppo al movimento Pop inglese:

un collage fotografico che conteneva tutti gli elementi utili a definire il linguaggio artistico: un ambiente pieno di elettrodomestici, il poster di un fumetto, dalla finestra sullo sfondo appare un riferimento al cinema e cartelloni illuminati. Si legge anche la parola pop sulla racchetta imbracciata dal culturista. Il nome del collage è Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?

(trad. Cos'è che rende le case di oggi così diverse, così attraenti?)

La maggior parte degli storici e critici d'arte, ritiene che questo lavoro sia la prima opera d'arte intesa come POP ART.


Chi è Richard Hamilton

era un autodidatta fondamentalmente, grandi doti pittoriche ma scarsa applicazione a scuola, frequentò le scuole serali, poi negli anni 50 scoprì l'arte creativa di Marcel Duchamp, il padre del ready-made e iniziò così a sviluppare una sua tecnica espressiva.

Il suo successo arrivò con la mostra "This is tomorrow" nell’agosto del 1956, alla Whitechapel Art Gallery di Londra.


Whitechapel Art Gallery di Londr
Whitechapel Art Gallery di Londr


Richard Hamilton (1922-2008)
Richard Hamilton (1922-2008)

Questo nuovo modo di concepire l'arte influenzò gli artisti americani che ne trassero ispirazione, il capofila, per l'immaginario collettivo, è Warhol, con le sue creazioni particolari e che attirarono l'attenzione e ancora oggi incarna la Pop art.


Andy Warhol e l'icona Pop


Sin da bambino dimostrò doti da artista, tanto che sua madre gli regalò i primi colori per creare i suoi disegni.

La sua prima attività lavorativa fu a New York come grafico pubblicitario, li affinò le sue capacità espressive e comunicative, nonostante la sua timidezza e ritrosia nel parlare.

Era dotato anche di una grande capacità di osservazione, che gli tornò utile per la sua carriera artistica e di influencer mediatico.

La tecnica che lo ha reso famoso nel mondo è la serigrafia in serie dei prodotti da banco dei supermercati: zuppe in scatole, bottiglie di Coca-Cola e detersivi.

Andy Warhol, Campbell's soup cans, 1962
Andy Warhol, Campbell's soup cans, 1962


Warhol iniziò a riprodurre la realtà che lo circondava in modo freddo e distaccato, era interessato alla produzione industriale e massificata e usava il linguaggio della grafica pubblicitaria, mondo dal quale proveniva.



La Pop Art alla Biennale di Venezia 1964


Nel 1964, la Pop-Art americana sbarca in laguna alla Biennale di Venezia, la sua influenza sugli artisti europei, porterà come effetto la modifica dei parametri stessi dell’arte. Artisti come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg e Robert Rauschenberg, che vincerà il gran premio dell’evento, avranno modo di condividere la loro arte con altri artisti italiani come Mimmo Rotella e Mario Schifano.


Installazione di Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia, 1964
Installazione di Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia, 1964

Perché è così importante quella Biennale, in particolare? Perché viene ricordata come la Biennale della Pop Art. Una nuova modalità di fare arte, arriva dagli Stati Uniti e influenza tutta l’Europa. Prende il nome dal termine inglese “POPULAR” ossia popolare, perché si ispira alle immagini della pubblicità, del cinema, delle vetrine e dei fumetti.


I temi e i modi della Pop Art sono l’identificazione e la ripetizione; il potere delle immagini sulle parole, la riconoscibilità e l’istantaneità visiva che rende familiari e indimenticabili le immagini fin dalla prima volta e che fa leva su ciò che è sedimentato nell’inconscio individuale e collettivo.

Gli artisti ritraggono il mondo artificiale costituito dagli innumerevoli prodotti industriali d'uso comune, le icone del cinema e della musica, gli accadimenti di carattere storico e sociale.

All’apparenza può sembrare un mondo allegro: i colori vivaci e le superfici lucenti, tuttavia nascondono l'ansia di un’angoscia esistenziale.


La ripetizione delle immagini, affiancare un prodotto di consumo al ritratto di un personaggio o un evento traumatico riflettono la condizione di appiattimento, tutto si offre allo sguardo come un prodotto sullo scaffale.


Roy Lichtenstein, utilizza la tecnica del fumetto, perché questo tipo di prodotto rappresenta qualcosa di semplice e alla portata di tutti e che tutti consumano.

Alla metà degli anni Sessanta Lichtenstein era considerato uno degli artisti più rilevanti del momento: egli ricevette commissioni pubbliche importanti, partecipò a diverse rassegne internazionali ed espose in numerose mostre.

Roy Lichtenstein
Roy Lichtenstein


«Il mio lavoro non riguarda la forma. Si tratta di vedere. Sono entusiasta di vedere le cose, e mi interessa il modo in cui penso che le altre persone abbiano visto le cose»

Roy Lichtenstein


Claes Oldenburg, crea grandi opere monumentali, che rappresentano oggetti comuni. Chi non ha mai visto ad esempio «Ago, filo e nodo» in piazzale Cadorna a Milano? Quel nodo gigantesco è un’opera sua. 





Ago & Filo in Piazzale Cadorna
Ago & Filo in Piazzale Cadorna

«Sono a favore di un'arte che faccia qualcosa di diverso dal rimanere seduta in un museo».

Claes Oldenburg



Infine c’è lui, Robert Rauschenberg, il reporter della quotidianità, le sue tele sono ritagli di giornale, attento alle tematiche sociali, la tutela dell’ambiente e la critica al sistema consumistico.

Robert Rauschenberg da giovane
Robert Rauschenberg da giovane
Retroactive II, 1963
Retroactive II, 1963

«La gente mi chiede: “Non sei mai a corto di idee?”. Innanzitutto non uso le idee. Ogni volta che ho un'idea è troppo limitante e di solito si rivela una delusione. Ma non ho esaurito la curiosità.»

Robert Rauschenberg

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