Vermeer e l’uso della luce
- FRIDA MONTEFUSCO

- 22 feb 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 22 feb 2025
Storia di un pittore olandese del Seicento che dipinge come un atto letterario e poetico, quando era in vita aveva fatto una grande fatica a vendere i suoi quadri. La classe borghese in Olanda stava emergendo e prendendo forza, le sue tele dipinte con attenzione ai particolari, ci narrano la storia di questo particolare secolo di cambiamenti sociali.
Johannes Vermeer è stato un pittore olandese, in attività tra il 1647 e il 1675 anno in cui morì, a soli 43 anni. A molti di voi è noto come colui che ha dipinto "la ragazza con l'orecchino di perla"

E' un'opera tra le più conosciute dell'artista, grazie ad un popolare libro e al film che li hanno resi celebri e vere e proprie icone agli occhi del grande pubblico.
Hopper, trasse ispirazione anche da lui, dalle sue tele cosi particolari, per lo studio della luce ed i suoi effetti, capace di esaltare l’espressione delle sensazioni dal vero.
Della vita di Vermeer si sa molto poco perché in Olanda, in quell'epoca storica, non esistevano gli scritti di Arte come invece erano già in uso in Italia; adesso nelle più importanti biblioteche, si possono trovare testi di letteratura artistica di una certa rilevanza.
I critici e gli studiosi, per poter risalire alla sua vita artistica, hanno fatto una gran fatica! Inoltre come successe a molti altri artisti, dopo la morte di Vermeer, la sua arte cadde nell’oblio, dimenticata.
Il giorno della sua morte, sua moglie ed i suoi 15 figli, si trovarono con i dipinti e tanti debiti che il pittore aveva contratto quando era in vita.
All'epoca in cui dipingeva, l'arte non era considerata abbastanza di valore per essere esposta nelle case della nuova classe emergente borghese, nonostante veniva raffigurate scene di vita domestica.
All'incirca verso la metà dell'800, avvenne un fatto straordinario: grazie all’ingegno di un brillante giornalista e critico d’arte francese, Etienne-Joseph-Théophile Thoré (1807-1869), noto con lo pseudonimo di W. Bürger, le opere di Vermeer tornarono a nuovo splendore e vita.

La passione di Bürger per Vermeer nacque durante la vista di un dipinto, in particolare: Veduta di Delft presso il il museo dei Paesi Bassi nel 1842.
Fino ad allora, le opere di Vermeer erano sconosciute a Parigi.

Proprio da qui, cominciarono le sue ricerche sul pittore: "uno che noi in Francia non conosciamo e che meriterebbe molto d'essere conosciuto."
Il critico viaggiò a lungo in Europa per recuperare parte dei dipinti e soprattutto riconoscerli come autentici ed originali.
In pochi decenni crebbe la leggenda di Vermeer, nel periodo in cui era considerato uno tra i pittori non di rilievo, alcuni suoi dipinti furono attribuiti ad altri pittori olandesi meglio noti, per poter aumentare il loro valore economico.
Le opere di Vermeer vennero portate per la prima volta in assoluto in mostra a Parigi nel 1866.
Lo stesso dipinto folgorò anche Marcel Proust, che lo citò nel suo capolavoro: Alla ricerca del tempo perduto. Proust mostrò verso il pittore un interesse intenso e quasi fatale.
Morì nelle seguenti circostanze: in seguito a una crisi, abbastanza leggera, di uremia, gli era stato prescritto il riposo. Ma poiché un critico aveva scritto che nella Veduta di Delft di Vermeer (prestata dal museo dell’Aja per una mostra di pittura olandese), quadro ch’egli adorava e credeva di conoscere alla perfezione, un piccolo lembo di muro giallo (di cui non si ricordava) era dipinto così bene da far pensare, se lo si guardava isolatamente, a una preziosa opera d’arte cinese, d’una bellezza che poteva bastare a se stessa, Bergotte mangiò un po’di patate, uscì di casa e andò alla mostra. Sin dai primi gradini che gli toccò salire, fu colto da vertigini...
Non finisce qui, quando divenne famoso e le sue opere ricercate, Vermeer fu uno tra i pittori più studiati dai falsari, che non si permisero di duplicare le sue opere, tuttavia appresero le tecniche per riprodurre dipinti con lo stesso stile e quindi spacciandoli per originali Vermeer.
Capite quindi la difficoltà per recuperare le sue opere?
Una situazione simile ma non identica è avvenuta in Italia nel secolo scorso, in cui si creavano opere come quelle di Giorgio Morandi; ancora adesso in tante soffitte e cantine, le famiglie ritrovano dipinti stile Morandi, e credono di avere un tesoro in casa.



Tommaso Montanari, storico dell'arte italiano, ci regala un'attenta descrizione del mondo artistico degli artisti olandesi di fine seicento:
"Il mondo raffigurato dagli artisti olandesi ha l’aspetto e l’immediatezza della vita reale quotidiana, i paesaggi, le città, le chiese, etc…"
Ernest Gombrich, storico dell'arte austriaco, ha definito i dipinti di Vermeer come vere nature morte con esseri umani.
La tecnica che contraddistingue Vermeer è quella di ottenere la trasparenza dei colori attraverso l’applicazione sulle tele del colore a piccoli punti ravvicinati.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che gli effetti di luce di Vermeer potrebbero essere stati generati anche all’uso della camera oscura; inoltre il pittore faceva grande uso del colore blu oltremare, ottenuto dalla pietra del lapislazzulo.
Questo colore era tra i più costosi da sempre, uno dei motivi per cui, l’artista fu sempre pieno di debiti, e non solo perché aveva 15 figli da mantenere e i suoi quadri non erano molto apprezzati.
Nelle sue opere traspare la vita silenziosa delle cose, che sembra riflessa in uno specchio terso, dal diffondersi della luce negli interni attraverso le finestre.
Dove poter vedere dal vivo i dipinti di Vermeer:
Rijksmuseum a Amsterdam, nei Paesi Bassi. Il Rijksmuseum è uno dei musei più prestigiosi al mondo e ospita alcuni dei capolavori più noti di Vermeer.
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