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  • Roberto Longhi e la riscoperta di Caravaggio

    L’incontro tra un futuro storico dell’arte italiano del Novecento e un iconico artista dell’ultimo decennio del Cinquecento, una storia emozionante che merita di essere raccontata. Fino ai primi anni del Novecento Caravaggio  era considerato l’ultimo esponente del Rinascimento. Poi un giovane studente universitario Roberto Longhi , scelse come argomento della sua tesi di laurea in Storia dell’arte, proprio lui: Michelangelo Merisi , detto il Caravaggio. Roberto Longhi aveva 21 anni, quando discusse la sua tesi il 28 dicembre del 1911. Caravaggio all'epoca era tra i meno noti pittori italiani. Le loro vite si intrecciarono indissolubilmente. Dopo 300 anni, Roberto e Caravaggio intrapresero un percorso artistico insieme viaggiando nella luce e nel tempo. Roberto scrisse il suo elaborato con dovizia e argomentando la sua tesi con saggi sui pittori seguaci di Caravaggio, per dare valore e luce al grande maestro della pittura moderna. Dopo la tesi, prosegui gli studi di ricerca su Caravaggio e pubblicò numerosi saggi e monografie sui pittori seguaci di Caravaggio. Longhi definisce Caravaggio, con una metafora molto bella, non il portiere di notte, l'ultimo pittore del Rinascimento ma il primo pittore dell'età moderna, per il suo ricominciamento della pittura, per il suo porsi di fronte al vero, alla verità delle cose . (Maria Cristina Bandera, Direttore scientifico Fondazione Roberto Longhi) Caravaggio e i Caraveggeschi L'incessante studio su Caravaggio ha il culmine con una mostra, che venne realizzata nel 1951 a Palazzo Reale di Milano, curata da Roberto Longhi ed intitolata “ Caravaggio e i Caravaggeschi ”. Milano, 21 aprile 1951 viene inaugurata a Palazzo Reale la Mostra del Caravaggio e dei Caravaggeschi. Nel giro di tre mesi più di quattrocentomila persone si mettono in fila per ammirare i loro dipinti. Un evento straordinario! Roberto era riuscito nel suo scopo: fornire una chiave di lettura dell’artista che fino ad allora era inedita . “ un pittore che ha cercato di essere naturale e comprensibile, umano più che umanistico, in una parola: popolare ! “(Roberto Longhi, 1951). I Caravaggeschi erano pittori che si ispirarono a Caravaggio, seguendo il suo stile. La loro arte è ispirata al realismo e con un'attenzione all'elemento naturale. Caravaggio lavorava in solitudine, quindi non ebbe allievi ma seguaci, attratti dal suo modo fare pittura. Lui era uno spirito libero. In particolare, a Roma, vi erano Orazio e Artemisia Gentileschi (padre e figlia), che frequentavano Caravaggio e la loro pittura venne influenzata dalla sperimentazione sulla luce. Orazio Gentileschi Artemisia Gentileschi Caravaggio: il pittore dell'arte moderna La mostra ebbe un successo strepitoso ed inaspettato . Caravaggio era diventato il pittore dell’arte moderna . Il realismo di Caravaggio infiammò anche il dibattito politico degli anni 50 e destò l’attenzione del cinema e dei registi del neorealismo come Rossellini e De Sica. Roberto Longhi e il suo amico regista Umberto Barbaro, docente al Centro sperimentale di cinematografia di Roma , diedero vita anche ad un documentario muto, in cui erano le opere di Caravaggio a parlare con la loro vivida realtà. Caravaggio ,è il pittore che ha inventato un nuovo modo di modellare i corpi attraverso l’utilizzo della luce . Nel 1952, dopo il grande successo della mostra, Roberto Longhi pubblica il libro: Caravaggio, un testo critico con le immagini del documentario. Roberto Longhi entusiasma Pasolini parlando di Caravaggio Roberto, venne chiamato nelle Università a tenere lezioni su Caravaggio, e proprio ad una sua conferenza presso l’Università di Bologna, era presente anche Pasolini che rimase folgorato e rapito dalla figura di Caravaggio: per la sua vita tormentata e la capacità di rappresentare la drammaticità della vita reale in tutta la sua essenza umana. Pasolini venne paragonato a Caravaggio per certe sfumature della sua vita ed anche per la tragica fine, che quasi per fatalità del destino, avvenne a pochi metri dal mare cosi come fu per Caravaggio. c’è una cosa, su tutte, che unisce i due. La compassione per gli ultimi. Per i brutti, gli sporchi ed i cattivi.Pasolini e Caravaggio vivono fino in fondo il mondo che rappresentano. Il pittore perso nel sottobosco delle osterie del Seicento e lo scrittore perso nella Roma delle borgate. Li spinge qualcosa, una necessità, che arriva direttamente dall’anima e dal ventre. L’amore febbrile per la vita. La «strana gioia di vivere» ( Sandro Penna) Fondazione Roberto Longhi Roberto Longhi, sempre animato dalla passione per la scoperta e la divulgazione della conoscenza, insieme a sua moglie, la scrittrice Anna Banti diede vita alla Fondazione Roberto Longhi. L'intento era quello di supportare le giovani generazioni. La sede è ancora attiva a Villa “Il Tasso”, che fu la loro residenza quando erano in vita. Se ti abbiamo incuriosito, puoi andare a visitarla, si trova qui: Fondazione Roberto Longhi Via Benedetto Fortini, 30, 50125 Firenze FI

  • L'Arte in Fuga: La Storia di Caravaggio

    Madonna dei Pellegrini o Madonna di Loreto Immagina di trovarti a Roma nel 1605, una città vibrante e piena di contrasti, dove il sacro e il profano si mescolano nelle strade strette e affollate. È qui che incontriamo Michelangelo Merisi da Caravaggio. Un artista che con il suo talento straordinario ha trasformato la pittura, ma la cui vita è stata altrettanto drammatica quanto le sue opere. Un ostinato pittore che ha sfidato tutto e tutti pur di dipingere il vero: la verità nuda e cruda. Caravaggio è un uomo dal temperamento impetuoso, sempre pronto a rispondere alle provocazioni con la violenza. La sua passione, tuttavia, si riflette anche nei suoi dipinti, dove la luce e l'ombra danzano in un chiaroscuro che dà vita a scene di intensa drammaticità. È in questo contesto che nel 1606, dopo una serie di alterchi e risse, avviene l'evento che cambierà per sempre la sua vita: l'omicidio di Ranuccio Tomassoni, un amico – nemico del pittore. I due frequentano gli stessi ambienti: taverne, locande, sale da gioco e bordelli. Entrambi sono dominati dall’impulsività e litigano spesso, qualche volta per donne altre volte per debiti di gioco. Il 26 maggio l’ennesima discussione sfocia in tragedia. Caravaggio uccide Tomassoni, trafiggendolo all’inguine, e si ritrova costretto a fuggire da Roma, lasciandosi alle spalle la sua casa, i suoi amici e mecenati e una città che aveva tanto influenzato la sua arte. Durante il suo ultimo anno a Roma, Caravaggio crea due dei suoi capolavori più discussi: la "Madonna dei Pellegrini" e la "Madonna dei Palafrenieri".                                  Nella "Madonna dei Pellegrini", Maria è ritratta come una donna semplice, a piedi nudi, che accoglie sull’uscio della sua umile dimora due pellegrini con i piedi luridi e le espressioni di devozione sincera. Questo crudo realismo suscita polemiche, soprattutto tra i pittori dell’accademia e tra i maggiori esponenti ecclesiastici. Secondo la tradizione pittorica, la Madonna dei Pellegrini dovrebbe essere dipinta all’interno di casa sua, trasportata in volo da angeli con ali dorate, e venerata da schiere di pellegrini sottostanti. Caravaggio non ci sta, si oppone, combatte la tradizione. Lui vuole dipingere la Madonna dei Pellegrini dal vero, comunicando tutta la drammaticità del quotidiano, della vita di tutti i giorni.                                                                                                                 Madonna dei Palafrenieri o Madonna della serpe La "Madonna dei Palafrenieri", destinata a un altare in San Pietro, raffigura la Vergine Maria, il Bambino Gesù e Sant'Anna che schiacciano un serpente, simbolo del male. Il dipinto, con il suo chiaroscuro drammatico e il realismo spietato, non viene ben accolto dai committenti e viene spostato in una posizione meno prominente. Ma l'opera, come la precedente, rimane un potente esempio del coraggio artistico di Caravaggio. La potenza delle sue composizioni pittoriche è stata capace di cambiare il modo di raccontare la cristianità. Dietro queste rappresentazioni sacre, ci sono volti reali. Si dice che Maddalena Antognetti, una cortigiana romana conosciuta anche come Lena, abbia posato per Caravaggio, ispirando la figura della Madonna in alcuni suoi dipinti. Lena non è solo un volto, ma una parte della vita vera che Caravaggio infonde nelle sue opere, rendendo sacro il quotidiano e quotidiano il sacro. Caravaggio, con il suo carattere ribelle e la sua capacità di vedere oltre l'apparenza, continua a influenzare e ispirare. La sua storia è quella di un uomo che ha vissuto intensamente, amato profondamente e creato opere che ancora oggi parlano con forza e autenticità. Ogni suo dipinto è una finestra sulla sua anima tormentata, un invito a vedere il mondo con occhi nuovi e a riconoscere la bellezza nascosta nella vita di tutti i giorni. In fuga e sempre al limite, Caravaggio ha trasformato le sue esperienze in arte, lasciando un'eredità che trascende il tempo. La sua vita e le sue opere ci ricordano che il genio e la sofferenza spesso vanno di pari passo, e che attraverso il caos e la difficoltà può nascere qualcosa di straordinariamente bello. Suggerimenti: ·         Film: L’ombra di Caravaggio di Michele Placido. ·         Libro: Caravaggio segreto di Costantino D’Orazio. ·         Luogo: Galleria Borghese, Roma.

  • Italo Calvino: storia di un bambino felice

    l'avvincente storia di un giovane sognatore diventato lo scrittore più cinematografico di tutti i tempi! Italo Calvino è stato un un bambino con una fervida immaginazione, un lettore accanito ed anche uno spettatore di cinema. Negli anni della sua gioventù andava al cinema anche due volte al giorno! Italo Calvino da piccolo con la mamma Eva Mameli Calvino è stato un bambino molto intelligente e con una mente cinematografica . Aveva sempre la testa tra le nuvole, immerso nei suoi pensieri. E' cosi che viene descritto da Libereso Gugliermi , il "giardiniere" di Villa Meridiana, la casa della famiglia Calvino. Proprio da qui, inizia il racconto di un inedito Italo Calvino. Ha trascorso un'infanzia circondato dal verde delle piante tropicali della Stazione Sperimentale di Floricoltura e di Villa Meridiana, a Sanremo in Liguria . Villa Meridiana negli anni '30 Sono cresciuto dall’infanzia alla giovinezza, in una città della riviera, raccolta nel suo microclima (Italo Calvino) Il mondo immaginario di Italo Calvino prende forma dal luogo in cui osserva la realtà: Villa Meridiana, perché di Cuba, dove è nato nel 1923 non ha nessun ricordo. La villa, di cui oggi resta solamente un cancello con una targa, viene descritta da Calvino in diverse occasioni. Villa Meridiana nel 2024 I suoi genitori erano due botanici e studiosi, docenti di chiara fama. anche i suoi zii, una famiglia dedita alle materie scientifiche, tranne lui che ha una predilezione per i racconti e per le immagini. Calvino ha sempre detto di essere stato un bambino felice, e questa è stata anche un pò la sua fortuna. I suoi genitori erano molto attenti a non turbare il suo sviluppo con situazioni od eventi che potessero in qualche modo creare traumi o difficoltà. Le immagini e Italo Calvino L'incontro con le immagini avvenne da bambino, quando guardava le figure nei fumetti, scelti a posta dalla sua mamma. Da prima sfogliava le immagini e amava guardare le figure e fantasticare sulle storie. Negli anni '30, i fumetti non avevano le didascalie, erano solo una sequenza di immagini. Questa è stata la sua prima scuola di " fabulazione ". Il suo mondo immaginario, dai tre anni ai tredici è stato influenzato dalle figure. Quando imparò a leggere, lui tendeva a focalizzare la sua attenzione, sulle immagini e fantasticare. Proprio così si è sviluppato il suo talento. Attenzione allo sguardo e al collegamento con il cinema mentale, che scaturisce dalla visione delle immagini. Calvino amava scrivere e inventare storie partendo da un particolare o un evento che gli scatenava la vena creativa. Ad esempio, un pomeriggio d'Estate, era assorto nei suoi pensieri e girovagava in cortile tra gli alberi da frutto e le palme, incontrò Libereso che si mise a parlare delle formiche argentine, prese appunti con molta attenzione e subito dopo creò un racconto avvincente proprio sulle formiche argentine! Libereso Guglielmi Chi è Libereso Guglielmi? Si è sempre definito il giardiniere di Villa Meridiana, in verità svolgeva anche il ruolo di assistente del papà di Calvino. Lui in un certo senso ha seguito le orme di Mario Calvino, rispetto ad Italo che intraprese una strada differente. Libereso, è stato un botanico importante, e anche abile disegnatore di fiori e piante. Calvino e la passione per il cinema Un amore il suo, nato prima di quello per la letteratura. Andava al cinema quasi tutti i giorni, a volte anche 2 volte al giorno. Era il periodo tra il 1936 e la guerra. Amava perdersi nel buio del cinema, e sognare. I motivi che lo spingevano a continue frequentazioni della sala erano quelli di tutti gli adolescenti: scappare dalle rigide regole di casa, a volte raccontava anche innocenti bugie per vedere i film. Non era molto diverso dai giovani di oggi, non c'erano le serie tv e Netflix, ma in compenso c'era il cinema! come strumento per viaggiare e prendere le distanze da una quotidianità a volte pesante e difficile. La sala del cinema , era un luogo dove poter viaggiare stando fermi, lo schermo proiettava immagini e luci e tutto intorno era buio ma anche rumoroso, così da creare un clima molto particolare. L’esperienza della mia prima formazione è già quella d’un figlio della” civiltà delle immagini”, anche se essa era ancora agli inizi, lontana dall’inflazione di oggi. Diciamo che sono figlio di un’epoca intermedia, nei libri, nei settimanali infantili e nei giocattoli, in cui erano molto più presenti le illustrazioni colorate che accompagnano l’infanzia. Credo che l’essere nato in quel periodo, ha marcato profondamente la mia formazione . (Italo Calvino) Lui amava i film americani, quelli delle torte in faccia, lo Slapstick e i film western. Buster Keaton in uno dei suoi film. Era tra gli attori del cinema muto, preferiti di Italo Calvino Calvino prediligeva i film muti. La forza del cinema è nata muta, e la parola è una sovrapposizione, così ripeteva a chi lo intervistava sull'argomento. Calvino descriveva in modo cinematografico il periodo da "spettatore di cinema” come un’epifania, entrare in un altro mondo con temporalità diverse e epoche diverse. ci sono stati anni in cui andavo al cinema quasi tutti i giorni e magari due volte al giorno, ed erano gli anni tra diciamo il Trentasei e la guerra, l'epoca della mia adolescenza. Anni in cui il cinema è stato per me il mondo. (Italo Calvino) Video interviste ad Italo Calvino : nel corso della sua carriera, Italo Calvino ha rilasciato interessanti interviste e sono stati creati anche docu-film su di lui. Qui di seguito puoi trovarne alcuni. Buona visione! intervista a Italo Calvino 2. Italo Calvino 3 talismani per il futuro 3. Marco Belpoliti racconta Italo Calvino Novità sul fronte cinema: Italo Calvino nella città si tratta di un film sulla vita di Italo Calvino, è stato scritto da Davide Ferrario (regista) e Marco Belpoliti (professore universitario e critico letterario italiano). Il film è stato presentato in anteprima nella diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma dal 16 al 27 ottobre 2024. Di seguito il trailer e l'intervista ai creatori del film: https://www.rai.it/raicinema/video/2024/10/Roma-2024---Italo-Calvino-nelle-citta---Interviste-1447eaa4-5165-4909-a9bf-c970725906e3.html Per approfondire l'argomento di Italo Calvino e il cinema, i consigli di lettura: L’avventura di uno spettatore, Italo Calvino e il cinema , a cura di Lorenzo Pellizzari, Nuova edizione Ampliata, Artdigilandbooks, Bergamo, 2014. Guardare, a cura di Marco Belpoliti, Mondadori, 2023 Il cinema per me era tutto il mondo , di Davide Maria Zazzini, Gaalad edizioni, 2022 Se ti è piaciuto l'articolo, lascia un commento. La tua valutazione è preziosa.

  • Il tuffatore di Paestum

    Storia di una leggenda senza tempo. Un giovane ragazzo, una civiltà estinta, un archeologo alla ricerca di reperti e una contestazione giovanile. L'immagine raffigurata nella foto è quella del giovane ragazzo, ritratto nel momento esatto del tuffo. La sua età precisa è avvolta nel mistero e il suo nome è legato al luogo del ritrovamento e all'azione che sta compiendo, si chiama " Il tuffatore di Paestum ". Nel 1968 mentre in Italia è in corso una contestazione giovanile che infiamma le piazze e le Università, un archeologo napoletano: Mario Napoli , con il suo team di esperti inizia una ricerca di reperti storici nei pressi dell'area di Paestum in Campania . Paestum, quando venne fondata dai greci aveva un altro nome, si chiamava Poseidonia. Durante gli scavi, succede qualcosa di inaspettato, viene alla luce una tomba , molto particolare, perchè è una tomba a cassa, con una lastra che fa da coperchio. Proprio sul retro di questa lastra è stata affrescata la scena che ancora oggi fa discutere e affascina molti studiosi e non solo. Ci sono altre scene che decorano le pareti della cassa funebre: attività sociali e la fase del banchetto greco destinata alla degustazione dei vini, all’ascolto di musiche e canti e alla recitazione di versi. All'interno della tomba, ci sono alcuni oggetti, come alcuni vasi e uno strumento musicale ed è proprio grazie a loro, che gli esperti sono risaliti con esattezza al periodo della sua creazione. Questa scoperta , in breve tempo fa il giro del mondo, perchè mai fino a quel momento erano stati rinvenuti reperti di questo genere. Il corpo del giovane ragazzo è nudo, si sta lanciando nell'acqua, si è staccato da un trampolino in pietra e con tutta la forza del suo fisico atletico si da lo slancio per un tuffo degno di un olimpionico tuffatore. La cassa, smontata, è oggi conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Paestum . Arrivati a questo punto, ti starai chiedendo: i resti del defunto, che fine avranno fatto?  I resti del giovane ragazzo si sono dissolti al contatto con l'aria. Chissà se ha atteso tutto quel tempo per potersi unire agli altri giovani in corteo, per dire la sua. Attribuzione di un significato Non sapremo mai, come è morto, il suo vero nome e la sua storia. Nel corso degli anni, il significato di questa immagine in particolare, è stato molto dibattuto, infatti si sono create due correnti di pensiero tra gli studiosi e gli esperti di archeologia. La prima , attribuisce all'immagine un significato profondo, legato al passaggio dalla vita al mondo dei morti. Il tuffo rappresenta il momento esatto in cui il defunto abbandona il mondo dei viventi per raggiungere quello dei morti. Mario Napoli , il suo scopritore e colui che ha dato un nome alla figura, ipotizza che il trampolino in pietra, siano la rappresentazione grafica delle porte del Sole, che erano poste ai confini del mare e che separano il mondo dei vivi da quello dei morti. Nella mitologia greca sono indicate come le colonne di Ercole. L'atto del tuffo, invece un modo di dare voce alle figure. Adesso ci sono i video, corredati di audio, ma al tempo di questo giovane sfortunato ragazzo, l'unico modo per creare un'immagine parlante era quella di rappresentare le scene di azioni, come quella di " immergersi ". La seconda corrente, attribuisce un significato al lancio, come l'immersione verso la conoscenza, andare oltre verso un'altra conoscenza. È l'attribuzione di un significato metaforico, per i Greci il nuoto non era considerato una pratica sportiva, quindi l'atto di tuffarsi potrebbe significare abbandonarsi ad una nuova vita o esperienza. per te quale significato potrebbe avere? facci sapere la tua opinione. Se ti è piaciuto l'argomento, puoi ascoltare anche il nostro Podcast . Dove poter vedere dal vivo il Tuffatore : Museo archeologico di Paestum (Salerno) Per approfondire l'argomento, consigliamo alcuni libri: Se ti è piaciuto l'articolo, lascia un commento. La tua valutazione è preziosa.

  • Il segreto dell'Angelus di Millet

    Un dipinto ad olio del 1859, un pittore francese Millet, un segreto da rivelare, una visione delirante di Dalì. Questo racconto si basa su una storia realmente accaduta, nel giugno 1932, l'ecclettico Salvador Dalì, all'improvviso riceve la visita di un dipinto di Millet: l'Angelus, per l'esattezza. L'immagine di questo dipinto si insinua nei suoi pensieri e lo tormenta. "Il manoscritto di questo libro andò perduto il giorno in cui partimmo da Archaon, qualche ora prima dell'occupazione tedesca. Ricomparso oggi dopo ventidue anni, l'ho riletto e ho deciso di pubblicarlo così com'è, senza cambiarvi una virgola." ( Salvador Dalì, Il mito tragico dell'Angelus di Millet, Abscondita srl, 2000) In questo modo Salvador Dalì, apre il suo libro delirante. Nel giugno del 1932, all'improvviso nella sua mente appare il dipinto: l'Angelus di Millet. Da questo momento, l'immagine non lo abbandona, anzi si insinua nella sua immaginazione, prendendo vita e si trasforma ben presto in un'opera pittorica inquietante. L'Angelus l'Angelus è un'opera dipinta da Jean Francois Millet , che fino all'età di venti anni aveva fatto il contadino, infatti alcune delle sue opere hanno tratto ispirazione da questo periodo della sua vita. L'opera si trova a Parigi, al Musée d’Orsay, le misure della tela sono 55,5 x 66 cm. Sono raffigurati due contadini che pregano all'ora del tramonto, interrompendo la loro attività nei campi. Queste due figure sono distanti l'una dall'altra, ed entrambe con la testa chinata in avanti. Il tramonto dipinto dietro di loro, i campi coltivati, una cesta di ortaggi ai piedi della donna. E' rappresentata una scena di vita contadina, come tante di quel periodo storico. Il dipinto è stato realizzato da Millet nel suo studio, e non direttamente sul posto, così come avveniva in quel preciso periodo storico: siamo nel 1859. Ti stai domandando perché? cosa è successo in quel periodo? Si è sviluppato l'Impressionismo . Impressionismo E' una corrente pittorica, che nasce nel 1859 e termina intorno ai primi anni del 900. Gli elementi distintivi: scene di vita quotidiana, paesaggi. Nel Museo d'Orsay a Parigi, potete trovare i dipinti dell'Impressionismo più famosi. Dove eravamo rimasti? ricordi? Salvador Dalì è in piena crisi delirante, non fa altro che pensare ossessivamente a questo dipinto. Mentre cammina sulla spiaggia, trova dei sassi la cui forma, raffigura i personaggi principali dell'Angelus. Poi durante una passeggiata in un prato, la sua attenzione si posa sull'erba alta e le cavallette, si scontra con un pescatore e da quell'incontro la sua mente si sintonizza nuovamente sul dipinto. Sta diventando una vera ossessione. Tutto questo processo viene inserito in un manoscritto che l'autore perde e ritrova per caso molti anni dopo. È così delirante questo processo, che Salvador Dalì lo descrive in modo meticoloso, senza tralasciare alcun elemento. Lui è convinto che quel dipinto nasconda un segreto. Secondo la sua teoria, Millet aveva inizialmente dipinto una piccola bara ai piedi dei due contadini, solo che successivamente dietro consiglio di un amico, decise di nasconderla e dipinse un mucchietto di terra proprio in quel punto del dipinto. Nel 1963, dopo anni di delirio paranoico, riesce a convincere il museo del Louvre, dove è conservato e visibile al pubblico questo dipinto, ad effettuare una lettura con i raggi X e l'esito da ragione a Dalì! l'Indagine rivela che sotto la cesta è nascosto un parallelepipedo. Con il passare del tempo però l’idea di Dalì fu ridimensionata, fino ad essere considerata il frutto della vivida immaginazione del pittore surrealista. Curiosità Questo dipinto ha in se qualcosa di misterioso e tragico perché non ha ossessionato solo Dalì , ma anche Alberto Giacometti e Van Gogh , questi chiede a suo fratello Theo di spedirgli cartoline raffiguranti L'Angelus di Millet per poterlo replicare in modo ossessivo. Se sei interessato ad approfondire l'argomento, ti consigliamo di leggere questo libro: Se ti è piaciuto l'articolo, lascia un commento. La tua valutazione è preziosa.

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