Frida Kahlo e l’arte dell’amore complicato. Tra rivoluzioni, pittura e cuori infranti
- CARLOTTA RUDELLI
- 25 mag 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Frida Kahlo non è solo l’icona dalle sopracciglia indomite e dai fiori tra i capelli: è stata anche una delle donne più libere, passionali e indisciplinate del panorama culturale del Novecento. E quando parliamo di amore, con lei si entra in un vero e proprio Realismo magico sentimentale. Le sue relazioni, come i suoi quadri, sono intense, dolorose, carnali, politiche, poetiche. Mai banali.
Cominciamo dal centro gravitazionale della sua vita: Diego Rivera, il “ranocchio” come lo chiamava lei, con affetto e ferocia. Si sposarono nel 1929, divorziarono nel 1939 e si risposarono nel 1940. Diego la tradì con molte donne (inclusa la sorella di Frida!), ma Frida non fu da meno. In una lettera scritta a lui, Frida dichiarava:
“Ti amo più della mia stessa pelle.”Ma poi, in un’altra:“Ho sofferto due gravi incidenti nella mia vita: uno in cui un tram mi ha investita, l’altro è Diego Rivera.”

Più chiaro di così. A testimonianza della complessità del loro rapporto, Frida scrisse una struggente lettera a Diego nel 1939, mai spedita, in cui esprimeva il dolore della sua assenza:
"La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest’evidenza che brilla come una lama nel buio..." (Città del Messico, 12 settembre 1939)
Frida era bisessuale, poliamorosa, e non aveva alcuna intenzione di farsi incasellare nei ruoli tradizionali. Amò uomini e donne con la stessa passione pittorica con cui dipingeva le sue sofferenze fisiche e interiori. Uno degli amori più celebri (e sorprendenti) fu con Leon Trotsky, il rivoluzionario russo in esilio in Messico. Frida lo ospitò (insieme a Diego) nella famosa Casa Azul. Lui le regalava fiori e libri, e lei, da vera femme fatale politica, lo ritrasse in un quadro che gli donò, firmandolo:
“Per Leon Trotsky, con tutto il mio affetto.” L’amore rivoluzionario durò poco: Trotsky aveva la moglie al piano di sotto.
Frida ebbe anche una relazione intensa e duratura con Nickolas Muray, fotografo ungherese stabilito a New York. Le sue fotografie di Frida – coloratissime, sature di vita – sono oggi tra le immagini più iconiche dell’artista. Lui le chiese di sposarlo (più volte), ma lei rispose con affetto, e fermezza, che il suo cuore era “troppo occupato a sopravvivere”. In una lettera a Muray del 1939, scriveva:
“Ti amo come amerei un angelo, non ti dimenticherò mai, mai, mai. Sei tutta la mia vita, non dimenticarlo mai.”

Una storia d’amore intensa, ma destinata a restare in sospeso, come una tela incompiuta.
Frida ebbe diverse relazioni con donne, molte delle quali famose. Con Josephine Baker, esuberante danzatrice e cantante afroamericana, si dice che Frida abbia vissuto una torrida parentesi parigina. Anche Chavela Vargas, la cantante dalla voce ruvida come l’agave, dichiarò in età avanzata di aver amato Frida:
“Mi diceva che ero fatta di lava.” Con Georgia O’Keeffe, artista statunitense, ci fu una relazione epistolare piena di tensione erotica e affetto. In una lettera conservata oggi alla Biblioteca del Congresso, Frida scriveva: “Mi manchi più della mia pittura.”

Tra gli amanti meno noti: il pittore catalano José Bartolí, con cui scambiò lettere infuocate durante i suoi soggiorni in ospedale. La loro corrispondenza, scoperta solo nel 2015, rivela un amore tenero e carnale, con parole come:
“Scrivimi. Anche se non riceverò le lettere. Solo sapere che le scrivi mi farà bene.”

Oppure lo scultore Isamu Noguchi, che conobbe durante una mostra a New York. La relazione finì quando Diego lo sorprese a casa loro… saltando la finestra.

Frida scriveva con il corpo, non solo con la testa. Le sue lettere sono impregnate di emozioni fisiche: parla di pelle, di cuore, di ossa, di sangue. Spesso descrive il dolore (fisico ed emotivo) con immagini molto forti, quasi pittoriche. Ad esempio, scriveva:
“Sento come se mi stessero strappando la carne con un coltello arrugginito.”
Questa crudezza non era fine a se stessa, ma rifletteva la sua costante lotta con la sofferenza, causata anche dagli incidenti subiti e dai numerosi interventi chirurgici.
Nonostante il tono spesso tragico, Frida aveva un’ironia tagliente. Alcune lettere sono piene di sarcasmo, di giochi di parole e di proverbi messicani adattati alle sue circostanze. A volte firmava le lettere con frasi curiose o pseudonimi, come “La coja” (“la zoppa”) o “Frida la furiosa”.
Frida decorava molte delle sue lettere con disegni, piccoli schizzi, colori, simboli. Alcune sembrano quasi pagine di un diario visivo. Non era raro trovare cuori trafitti, colombe, colonne vertebrali frantumate, oppure piccoli autoritratti caricaturali accanto alle sue parole. Questo le rende uniche nel panorama epistolare del XX secolo.
Frida scriveva d’amore in modo diretto, passionale, quasi teatrale. Diceva cose come:
“Ti voglio con tutta la mia pelle, e mi fa male non averti.”Oppure:“Non ti mando un bacio. Ti mando me stessa.”

Spesso accompagnava queste parole con espressioni visive come besos ardientes, caricias locas, o piccole frasi in francese o inglese, a seconda del destinatario.
Le sue lettere mescolano spesso spagnolo, inglese e talvolta francese. Questo accadeva soprattutto con amanti stranieri come Nickolas Muray o Isamu Noguchi. Questa ibridazione linguistica riflette la sua cosmopoliticità ma anche il gioco, la confidenza e l’intimità nei rapporti.
Le lettere di Frida sono ricche di riferimenti ai suoi dipinti, ai sogni fatti la notte, a simboli della mitologia azteca o della religione cattolica. In questo modo, le sue lettere diventano anche un “making of” delle sue opere pittoriche.
Per Frida, amare era un atto creativo. Era sesso e sangue, poesia e disperazione, allegria e tormento. Ogni relazione è finita nei suoi quadri, nei suoi diari, nelle sue lettere. Come scrive nel suo diario:
“Merito qualcuno che mi guardi come se fossi magia.” E forse, proprio per questo, Frida Kahlo continua a farci innamorare. Della sua arte. Della sua fragilità. Della sua forza senza vergogna.








